sabato 7 maggio 2016

Scatole

Ho sempre avuto un rapporto particolarmente strano con la scuola, di amore e odio, di curiosità e disinteresse nei suoi confronti. Tutte quelle regole da rispettare, doveri a cui adempiere. Mi son sentito quasi sempre oppresso all'interno di quella scatola a tre fori su una parete per far entrare l'aria e la luce. Una volta, durante la lezione, quando fissavo lontano fuori dalla finestra con la mano che sorreggeva la mia testa, mi è capitato di pensare a quanto sarebbe stato bello andare a scuola quando si voleva. O fare i compiti quando girava di farli, scopiazzare durante le verifiche (anzi, queste potevano essere tranquillamente eliminate), fare lezione all'aperto. Oppure andare a lezione solo durante le materie più interessanti. Pensavo anche a quanto fosse psicologicamente pesante per me svegliarsi così presto per poi, alla fine, comunque, dormire sui banchi di scuola. Ritenevo la cosa davvero abbastanza irritante e inutile. Poi sentendo i compagni ragionare con il prof, allo stesso tempo mi chiedevo come facessero a starsene così svegli e attivi di mattina presto. Di come mai io non riesca a seguire nemmeno una frase della lezione. Allora ho realizzato che così la scuola non era compatibile con me, o meglio, che io non ero compatibile con la scuola. Il pensiero non mi sorprese più di tanto. Poi continuando a fissare fuori, trovai giovamento nell'osservare e nell'analizzare tutte le cose rappresentate all'interno di quella cornice: come ammirare un quadro. A quale formula matematica permetteva a quegli uccelli di starsene lassù. A tutte le leggi fisiche per il quale l'albero stava in piedi, alla flessione dei rami con una tirata di vento, alla velocità con cui le foglie lentamente cadevano a terra. Poi, un fulmine a ciel sereno attirò la mia attenzione. Mi resi conto che quegli uccelli lassù avevano qualcosa che a me mancava. E non erano le ali perché anche l'uomo è in grado di volare con ali sapientemente progettate. E nemmeno erano una vista acuta, dato che comunque all'epoca portavo gli occhiali. Avevano, invece, quel senso di libertà che io non avevo, poiché ero chiuso in una scatola. E la cosa mi rattristò molto al punto da approfondire il pensiero. Pensai che l'uomo, nel momento in cui inizia a porsi domande e prova emozioni, è destinato ad essere rinchiuso in una scatola, quale è l'organismo. Ognuno, dentro sé stessi, ed assecondati dalla parlantina dentro il cervello, prova in maniera autentica e pura tutti gli stati d'animo, senza le sfaccettature del Super Io (che può sconvolgere tutto in un istante e, a volte, far perdere anche delle opportunità). Solamente attraverso l'arte si possono manifestare emozioni autentiche. Un po' come per il cane che se ne sta tutto il giorno in casa ad annoiarsi, ma quando va a passeggio scodinzola allegramente (manifestando emozioni forti, autentiche). Ecco, analogamente a questo, per quanto possiamo andare a passeggio attraverso l'arte, passeremo gran parte del nostro tempo rinchiusi in una scatola. Ma tale pensiero non è da considerarsi negativo: una scatola può essere "vuota" (Super Io onnipresente, socialmente accettato da tutti), ma può anche essere ricca di cose. E chi sa, chi sente, chi prova, che sia scrivere, disegnare, dipingere, cantare, guidare, recitare, correre, scolpire, non importa per quale via, chi sa saprà tramutarle in arte. E un artista è libero perché sa trasformare gli stati d'animo in qualcosa di comprensibile agli altri. E la campanella della seconda ora tuonò.
Oggi però, a distanza di qualche anno da quel momento, scambierei volentieri la mia intelligenza per la libertà di quegli uccelli, cosicché potrei spiccare il volo e sentire la brezza dell'aria ed il calore del sole sulle mie ali, sul mio viso. La mia scatola diventerebbe il mondo intero al punto che non sentirei di essere rinchiuso. Volerei tutto il giorno e mi sentirei abbastanza libero senza preoccuparmi di essere un artista. Ma poi ripensandoci, non ci vuole molto a passare da predatore a preda. E perdere l'intelletto per due giorni di volo non sarebbe uno scambio molto equo. Perciò mi riprenderei la mia intelligenza, perché per quanto possa sentirmi tarpato le ali o sentirmi chiuso in una scatola, prima o poi, una soluzione si trova per andare a passeggio o per volare. Volare via dai problemi, dallo stress, dall'ansia,.dalle paure. Ma non prima di averle osservate, analizzate. Se no a che cazzo serve questa intelligenza. Anzi, la mia soluzione l'ho trovata: è scrivere.

Nessun commento:

Posta un commento