Ho sempre avuto un rapporto
particolarmente strano con la scuola, di amore e odio, di curiosità
e disinteresse nei suoi confronti. Tutte quelle regole da rispettare, doveri a cui adempiere. Mi son sentito quasi sempre
oppresso all'interno di quella scatola a tre fori su una parete per
far entrare l'aria e la luce. Una volta, durante la lezione, quando
fissavo lontano fuori dalla finestra con la mano che sorreggeva la
mia testa, mi è capitato di pensare a quanto sarebbe stato bello
andare a scuola quando si voleva. O fare i compiti quando girava di
farli, scopiazzare durante le verifiche (anzi, queste potevano essere
tranquillamente eliminate), fare lezione all'aperto. Oppure andare a
lezione solo durante le materie più interessanti. Pensavo anche a
quanto fosse psicologicamente pesante per me svegliarsi così presto
per poi, alla fine, comunque, dormire sui banchi di scuola. Ritenevo
la cosa davvero abbastanza irritante e inutile. Poi sentendo i compagni ragionare con il prof, allo
stesso tempo mi chiedevo come facessero a starsene così svegli e
attivi di mattina presto. Di come mai io non riesca a seguire nemmeno
una frase della lezione. Allora ho realizzato che così la scuola non
era compatibile con me, o meglio, che io non ero compatibile con la
scuola. Il pensiero non mi sorprese più di tanto. Poi continuando a
fissare fuori, trovai giovamento nell'osservare e nell'analizzare
tutte le cose rappresentate all'interno di quella cornice: come
ammirare un quadro. A quale formula matematica permetteva a quegli
uccelli di starsene lassù. A tutte le leggi fisiche per il quale
l'albero stava in piedi, alla flessione dei rami con una tirata di
vento, alla velocità con cui le foglie lentamente cadevano a terra.
Poi, un fulmine a ciel sereno attirò la mia attenzione. Mi resi
conto che quegli uccelli lassù avevano qualcosa che a me mancava. E
non erano le ali perché anche l'uomo è in grado di volare con ali
sapientemente progettate. E nemmeno erano una vista acuta, dato che
comunque all'epoca portavo gli occhiali. Avevano, invece, quel senso
di libertà che io non avevo, poiché ero chiuso in una scatola. E la
cosa mi rattristò molto al punto da approfondire il pensiero. Pensai
che l'uomo, nel momento in cui inizia a porsi domande e prova
emozioni, è destinato ad essere rinchiuso in una scatola, quale è
l'organismo. Ognuno, dentro sé stessi, ed assecondati dalla
parlantina dentro il cervello, prova in maniera autentica e pura tutti gli
stati d'animo, senza le sfaccettature del Super Io (che può
sconvolgere tutto in un istante e, a volte, far perdere anche delle opportunità). Solamente attraverso l'arte si possono
manifestare emozioni autentiche. Un po' come per il cane che se ne
sta tutto il giorno in casa ad annoiarsi, ma quando va a passeggio
scodinzola allegramente (manifestando emozioni forti, autentiche).
Ecco, analogamente a questo, per quanto possiamo andare a passeggio
attraverso l'arte, passeremo gran parte del nostro tempo rinchiusi in
una scatola. Ma tale pensiero non è da considerarsi negativo: una
scatola può essere "vuota" (Super Io onnipresente,
socialmente accettato da tutti), ma può anche essere ricca di cose.
E chi sa, chi sente, chi prova, che sia scrivere, disegnare,
dipingere, cantare, guidare, recitare, correre, scolpire, non importa
per quale via, chi sa saprà tramutarle in arte. E un artista è
libero perché sa trasformare gli stati d'animo in qualcosa di
comprensibile agli altri. E la campanella della seconda ora tuonò.
Oggi però, a distanza di
qualche anno da quel momento, scambierei volentieri la mia
intelligenza per la libertà di quegli uccelli, cosicché potrei
spiccare il volo e sentire la brezza dell'aria ed il calore del sole
sulle mie ali, sul mio viso. La mia scatola diventerebbe il mondo
intero al punto che non sentirei di essere rinchiuso. Volerei tutto
il giorno e mi sentirei abbastanza libero senza preoccuparmi di
essere un artista. Ma poi ripensandoci, non ci vuole molto a passare
da predatore a preda. E perdere l'intelletto per due giorni di volo
non sarebbe uno scambio molto equo. Perciò mi riprenderei la mia
intelligenza, perché per quanto possa sentirmi tarpato le ali o
sentirmi chiuso in una scatola, prima o poi, una soluzione si trova
per andare a passeggio o per volare. Volare via dai problemi, dallo
stress, dall'ansia,.dalle paure. Ma non prima di averle osservate,
analizzate. Se no a che cazzo serve questa intelligenza. Anzi, la mia
soluzione l'ho trovata: è scrivere.
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