<Vieni> si girò verso
di lei con il sorriso di un bambino che sembrava aver appena trovato un buon nascondiglio, e poi le prese la mano e le disse:
<andiamo lassù!>.
Lia si lasciò andare, quasi a
peso: lei più lo zaino da avventuriero che aveva in spalla. Il caldo e la lunga camminata fra i monumenti
le aveva tolto ossigeno e prosciugato ogni liquido. Sentiva il forte bisogno di una sosta. E quel punto
indicato dal suo compagno sembrava perfetto.
E così, dopo un percorso non
facile per via della pendenza, si sistemarono sulla parte alta della
collina, sotto l'albero. Charlie aveva deciso così, perché pensava
che lassù la vista fosse magnifica.
<Eh, caspita! Avevi proprio
ragione. Qua sotto si sta benissimo> disse Lia entusiasta.
I raggi del sole, che passavano fiocche fra le foglie, erano a malapena
percettibili a pelle, e ogni tanto un'ondata di aria fresca
dava loro conforto. Si erano accampati bene: telo, zainetti-cuscino,
cibo e acqua. E sigarette, quelle non le scordava mai Charlie.
Avrebbe scordato volentieri a casa il telefono o Lia piuttosto. “Non
c'è niente di meglio che assaporare una sigaretta nei momenti più
memorabili” osava dire sempre da sbronzo.
<Ehi piccola, la vuoi sentire
una storia divertente?>.
<Una donnina all'uni, ti ha
sedotto con i suoi occhi incantevoli, te la sei fatta e alla fine
baciandole il collo hai notato il pomo d'Adamo?> rispose Lia
ridacchiando di gusto.
<Ma questa non è divertente!>
esclamò Charlie <..però effettivamente, in aula c'..>
<Bastaaaaaa smettila!>.
<C'era una tipa..> Lia girò
la testa verso di lui, e dal basso verso l'alto, cercava il suo
sguardo dietro le lenti.
<Baciami>. E la baciò
appoggiando dolcemente le labbra alle sue.
<E ora sta zitto, anzi
raccontami quella storia>.
<Caspita! Abbiamo una donna
indecisa! In psicol..>.
<Dai scemo! Voglio sentire la
storia su!>.
<Okay, ahm.. la storia>
prese una pausa e poi continuò <Sono ossessionato da un numero>
fece una pausa impercettibile, giusto per cogliere un segno di
disappunto sul suo viso, che rimase, però, impassibile e poi riprese
<Ehm, sì lo so, non sembra divertente, ma fammi raccontare. 2013,
ero un cazzone! Un cazzone che si è fidanzato il 14 Dicembre 2013.
La storia con lei, beh, te la risparmio. Tanto è così lunga in
termini di eventi, e persino smielata, che ti faresti prendere da un
attacco di gelosia cronica. O forse ti addormenteresti, perché sai
che in fondo, sono solo echi del passato, e che nulla e nessuno torna
da così indietro nel tempo da urtarti in qualche modo. A meno che
non abbia un Tardis!>.
<Lo userei io per tornare
indietro e conoscerti prima di lei. E poi le strapperei i capelli>.
<Ma se tu mi incontrassi prima
di lei, non avrebbe senso strapparle i capelli visto che di fatto,
una volta tornato indietro, ancora non è successo nulla> disse
Charlie.
<E' successo nel futuro,
perciò se la merita una strappata di capelli!> ribatté Lia.
<Non è gelosia questa?>
stuzzicò Charlie.
<No!> rispose seccamente
Lia.
<Sic..>
<No!> interruppe Lia.
<No!>
<No!>
Charlie iniziò a stringerla fra
le sue braccia e iniziò a coccolarla amorevolmente.
<Charlie, lo so che pensi solo
a me e che hai scelto di rinunciare alla possibilità di avere di
meglio e per questo ti amo da morire, ma tu hai il brutto vizio di
attirare a te le donne. Ma non perché lo vuoi tu. E' il tuo
atteggiamento, secondo me, che le attira come una calamita. Hai idea di
come per me la cosa sia appagante e terrorizzante allo stesso tempo?>
chiese Lia con ironia.
<Puoi stare tranquilla. Io mi
innamoro seriamente>.
<Dai finisci la tua storia
divertente prima che ti salti addosso!>.
<Ehm, iniziamo dalla fine di
quella storia. Da un trauma così forte ho manifestato un insano
pensiero. Me ne sono reso conto praticamente in maniera del tutto
casuale, quando la prima fatalità ha indicato le 14:14 sul display
della mia barretta. Inizialmente ho deciso di ignorare tutto ma
quell'immagine, ora che ci penso, deve essere rimasto così impresso
nel mio inconscio che codificandolo, ha realizzato che quel numero per
me sanciva l'inizio di una storia importante che avrebbe avuto –
nella nostra visione di coppia- nell'anno 2014, l'anno nostro, ma
che tutto, poi, si era frantumato. Da allora non ho fatto altro che
'beccare' quel numero dappertutto: in un primo momento nei segna
tempi: costantemente 'appariva' il numero 14. Riflettendoci bene
forse Quel trauma, che si è esteso in maniera capillare nel mio
inconscio giorno dopo giorno, ha sviluppato in me un senso e
orientamento temporale estremamente preciso. Guardavo l'ora ed erano
le 16.14, dopo un po' erano le 19.14, poi 22.14 e così via.>.
<Assurdo di come il cervello
lavori> disse Lia stupita.
<Eh già. Ed è tutto
documentabile con numerosi postit da perfetto malato di mente sai? In
seguito il numero 14 si è manifestato in maniera persistente in
altri aspetti delle mie giornate: dal camion numero 14 durante la
passeggiata con il cane, nei film, nei cartoni animati, guardando Big
Bang Theroy quando hanno citato che il Carbonio, uno degli elementi
più diffusi nell'universo, appartiene al gruppo 14 oppure quando
hanno parlato del Silicio il quale numero atomico corrisponde al 14,
14 nei videogame, nei discorsi con amici, compagni e professori;
persino in Formula Uno, quando per la prima volta i numeri sulle
vetture potevano essere scelti dai piloti stessi ed Alonso, appena
approdato in Ferrari, scelse il 14; 14 è anche il numero di maglia
di un giocatore, che entrato nel secondo tempo segnò il gol
decisivo di una partita che non ricordo. Sicché, ad un certo punto,
in un luogo indefinito nel passato, ho deciso di fare mente locale e
di indagare su questo numero. Google non ha fatto altro che offrirmi
informazioni frutto del caso ma che il mio inconscio invece ha
immagazzinato bene prendendoli, forse, per superstizioni o per cose
metafisiche. Così sono venuto a sapere che il 14 corrisponde: al
mese ebraico di Nisan, giorno in cui morì Gesù, ad un simbolo
neonazista, al numero dei docenti universitari dissidenti al
giuramento di fedeltà al fascismo, ad un asteroide 14 Irene che
guarda caso, qualche tempo fa avevo un'amica Irene. Tutte
informazioni che non facevano altro che stimolare lo sviluppo,
partendo da un piccolo segnale per poi tramutarsi in sintomo, di una
insana malattia dando avvio anche a tutta una serie di conseguenze
psicopatologiche, in primis fra tutti l'insonnia, che prima di questo
evento non si era mai presentato in maniera così intensa. Per annullare gli effetti negativi del
primo trauma ci è voluto un altro trauma, un po' come la funzione dell'antidoto. E nonostante
abbia superato le difficoltà più grandi, il numero 14 continua a
palesarsi in alcuni aspetti delle mie giornate. Dal 7 di quel martedì
Giugno, al 7 di quel giovedì Luglio sembrava dare come risultato il
14 sempre di giovedì Luglio.
Poi ho pensato più in grande:
mentre ero seduto sul divano assieme al mio amico, assolto non solo
dalla nebbia fitta dei miei pensieri e avvolto nel silenzio della
'stecca' più funesta, continuavo a pensare a quel 7,7,14. Che cosa
mai poteva significare? Mi sono chiesto. Forse niente. Un 7+7=14. Come se il caso, o
la strana regola matematica che governa il caos, avesse deciso di
rivelarmi qualcosa. Allora ho pensato che forse, nonostante abbia
ricevuto segnali positivi dai suoi gesti in una prima fase, in
contrasto o in aggiunta, quella sottospecie di rifiuto che non era un
rifiuto ma sembrava un rifiuto nella seconda fase, tutto si giocava
il 14. Risultato? Eterna attesa. E poi, silenzio.
Da questo momento è come se la
mia mente fosse stata attraversata da un fascio di luce in cui ho
capito che il numero 14 può essere tranquillamente riprodotto
fisicamente dal genere umano: il numero 1 come una figura umana in
piedi, il 4 formando un triangolo con una gamba. Ovviamente non sono
saltato a conclusioni affrettate, proseguo sempre con minuziosi
calcoli prima di agire e mai prima di bere o fumare (che strano).
Perciò ho analizzato i numeri, e solo il 7 potrebbe avvicinarsi ad
una postura umana. Ma l'ho scartato, perché non c'è posizione
naturale che richiederebbe di essere obliqui per formare il 7. Da
qui, il pensiero che ogni cosa, ogni elemento, ogni particella del
tutto, tutto è matematica>.
<Lia?> provò a scuoterla
ma oramai aveva preso sonno. <Che strane queste donne: un attimo
prima vogliono saltarti addosso e l'attimo dopo russano>.
Wallflower
raccolte di tutto quello che il grillo parlante ha da dire
sabato 30 luglio 2016
mercoledì 20 luglio 2016
Noi, farfalle
C'è una fase nel nostro cammino che
amiamo definire "periodo nero". Fa parte di tutti quei
fenomeni inevitabili nella vita: prima o poi qualcuno lo vive. E' un
periodo nella quale la razionalità lascia spazio alla confusione. E'
un po' come guardare estasiato una cascata: tu sei fermo lì, meravigliato
dallo splendore della natura, mentre tutto il resto prosegue senza
pause. Le sensazioni ovviamente sono opposte, più cupe, più tristi.
Ti sembra quasi di nuotare controcorrente. T'impegni affinché le
cose vadano bene, ma più ti sforzi e più tutto quanto va in merda.
Razionalmente si potrebbe pensare che si stia sbagliando metodo, e
forse effettivamente è così, ma nel culmine della depressione i
pilastri della razionalità si sgretolano, anche per la mente più
resistente agli urti. E così, si rimane inerte. Si perdono ore,
giorni, settimane, mesi, anni e con essi legami con altre persone,
prima che quelle nubi scure vadano via. Sul momento non si sa che
fare, perché immerso nella confusione si sguazza anche con la
pigrizia. E' più facile lasciarsi cadere che alzarsi. Inizia così
la danza degli interrogativi senza risposte: ma perché questo, ma
perché quello. Per chi ha amici del cuore è più semplice scaricare
queste domande, perché insieme si può arrivare ad un confronto
costruttivo nella quale, a volte, si riesce a trovare una soluzione
che può fungere da insegnamento per entrambi. Per chi è solo
l'impresa è un po' più complicata. Anzi, difficilmente se ne esce.
Soprattutto pensando al fatto che un confronto con sé stesso porterà
sempre alla soluzione più semplice per il cervello. E quindi si
tenderà a fare sempre le stesse cose, gli stessi errori. La cosa
brutta è che sul momento ci sembra la soluzione migliore ma la
verità è che è solo un'illusione della mente. D'altro canto, detto
in maniera molto probabilistico, c'è una piccola percentuale di
persone che riesce a superare questo grosso ostacolo, a ribaltare la
situazione. In una prima fase esse si lasciano andare, come tutti, ma
poi, con il tempo, riescono a rendersi conto del metodo sbagliato di
affrontare le cose. E allora cambiano, come la muta di un bruco in
farfalla. Forse le cose stanno proprio così: nella prima fase del
nostro cammino siamo bruchi e poi arriva il periodo nero di inerzia
che ci permette con il tempo di mutare in splendide e meravigliose farfalle.
giovedì 23 giugno 2016
Notte prima degli esami
“Cacchio! Sono stanco morto, ho
cambiato le lenzuola, mi sono fatto una doccia calda, ho bevuto una
camomilla, la balena non c'è.. aah caro letto! Ora cerchiamo di
prendere sonno...
Okay, ho qualcosa che davvero non va. Ero convinto di prendere sonno e invece mi sembra di essermi appena svegliato. E con questo siamo a due notti di fila senza riuscire a chiudere occhio. Mmh, ieri notte non avevo niente di che, eppure non mi sono addormentato lo stesso. Normale! Stamattina è venuto a prendermi Dacius e siamo andati nel suo ufficio a Spinea per studiare. Perdendo, fra l'altro, un quarto d'ora a parlare di aneddoti passati di avventure extrascolastiche di altri tempi di altri posti ad ogni esercizio “difficile”. Shh, dettagli! A pranzo, mi ha portato in un ristorante volutamente antico.. si può dire 'volutamente'? .. dove mi sono riempito la panza al punto che mi sentivo incinta. Sai come ci si sente incinta? Poi siamo ritornati in ufficio ed abbiamo ripreso a studiare passando da estimo a matematica, che dall'espressione che assumeva il suo volto ho capito che non gradiva molto fare gli esercizi. Si avevamo intuito che presto avrebbe gettato la spugna e infatti annoiato decide che era troppo e che era arrivata l'ora di andare. Però oggi si è sforzato più di altri giorni, anche se potevamo fare molto di più. Quindi sulle 17.00 sloggiamo e sulla via del ritorno gli ho proposto che se la stazione non era tanto lontana, avrei preso volentieri il treno. Così avrebbe risparmiato fatica e sopratutto carburante.
Arrivati in stazione, con la sua impareggiabile bontà, non mi ha fatto neanche fare in tempo ad obbiettare che già aveva pagato il biglietto del treno. Nell'attesa ha deciso farsi tagliare i capelli da quei soliti parrucchietti africani impilati nelle solite viette dietro le stazioni, e io ho deciso di accompagnarlo. Mi sentivo in dovere di farlo, così per tenergli compagnia. Ma quando siamo arrivati c'era un fottio di gente e l'attesa è stata lunga. Alla fine, però, ne è uscito con un look giovanile e sopratutto molto contento: stava iniziando a detestare quei capelli bianchi.
Lo saluto e lo ringrazio al binario otto e tra la folla, attraverso i finestrini del treno, si dilegua. Aveva suggerito qualcosa come: ''sali di sopra è meglio!”. Voleva forse intendere che di sotto non avrei trovato posti a sedere e che sarebbe meglio salire di sopra? ''Saliamo su!” ho pensato. Una volta su, ho deciso di sedermi subito dopo le scale, così non avrei fatto la coda per scendere. Davanti a me c'è solo una ragazza al telefono, seduta dal lato più 'esterno'. Io mi sono seduto di fronte a lei, ma vicino al finestrino. Adoro perdere i miei pensieri oltre l'orizzonte, gli unici istanti in cui nemmeno il grillo parlante ha qualcosa da dire. Ehi!! Poco dopo si aggiunge un tipo dall'aria molto universitaria. Si siede davanti a me pensando forse, che posto di fronte ad una questione di vita o di morte, avrebbe preferito mille volte di più sedersi accanto a quella fighetta piuttosto che accanto ad un cinesino. O magari si sarebbe trovato in imbarazzo di fronte a lei ed ha preferito starle accanto evitando così i suoi sguardi che l'avrebbero fatto sudare allagando il vagone. Effettivamente non era il fascino fatta persona, ma chissà. Poco dopo arriva una tipa dai capelli rossi, un po' più grande di noi tre sicuramente. Si siede vicino a me per forza di cose. E così siamo full. Non passano troppi secondi prima di accorgermi di essere l'unico a non 'giocare' con il telefonino. Deluso dalla piega che sta prendendo il mondo, torno ad ammirare il paesaggio fuori. Ed a sprazzi di momenti, appoggiato al vetro, mi addormento.
Sapevo che dalla stazione di Padova mi sarebbe toccato fare una ventina di minuti di camminata. ”Ma che diavolo! Pensiamoci dopo!” ho pensato. Nel frattempo qualcosa ha iniziato a ruggire. Qualcosa si muove dentro la mia pancia. “Che cazzo è?! Sono ancora pieno.. strapieno.. forse liberare un po' di flatulenza.. ma se lo facessi davanti a queste persone mi verrebbe da ridere e di conseguenza mi scoprirebbero.. respira e trattieni.. Oh merda pare che lo stomaco stia facendo rumore adesso.. no no, sta facendo rumore! Quanto manca a casa?”. Nel frattempo fuori dal finestrino i paletti “corrono veloci, un po' come fanno il presente e il passato. Un attimo fa era presente adesso è passato. Prima era presente ora è passato. Presente e passato, presente e passato, presente e passato, present e passato, prese e passat, pres e pass pre pass prepass prpss prpsprpsprps quanto manca?”
Evitato l'oceano di gente all'uscita dal treno, mi sono diretto a passo veloce verso casa. Nonostante il caldo e la pancia gonfia da farmi camminare gobbo, proseguo spedito.
Il mio cane come al solito mi ha fatto le feste ed io le ho fatte a lui. Dopo le coccole e gli strusciamenti guancia guancia mi sono messo sotto la doccia. Acqua calda e via. Il prossimo passo?
Cambiare le lenzuola e via. Non me ne sono accorto sul momento ma inconsciamente stavo cercando a tutti i costi di prendere sonno per stanotte visto che domani c'è la prima prova. Quindi ho pensato: “perché non continuare a stancarci? Durante il secondo tempo di Croazia-Spagna, camomilla e via. Due? Naah, una basterà. Tanto sono già stanchissimo. Dopo la giornata di oggi vuoi che non riesca a prendere sonno? Anzi, forse dovrei preoccuparmi dato che se prendo sonno troppo tardi rischio di svegliarmi alle tre del pomeriggio. E così sia: dopo la partita a nanna.” Tornato dal passeggio quotidiano con il mio amico zampetta, come previsto durante il secondo tempo mi bevo la camomilla. “Mmh, cazzo rigore per gli iberici. E' ingiusto, speriamo la sbagli. Non possono vincere così. Allora doveva fischiare anche il mancato rigore di poco fa per i croati. No no, io adoro la Spagna ma non se la meritano. Spero proprio che la sbagli. Sono uno a uno dai, ci sta che se la giochino senza il fischietto arbitrino. Deve sbagliare. E la sbagliaaa! Bene, ora giocatevela in campo.
Due a uno per i croati. Bravi davvero. E ora a ninna o nanna. Nanna ninna ninna nanna. Salutiamo i miei e poi buttiamoci proprio a pesce sul letto, che domani sarà un'altra lunga giornata. Ah che bello il letto mio. E' proprio comodo. Ora dormo finalmente.”
Luce accesa.
“E' tornata quella stronza di mia sorella. Vuoi vedere che la tiene accesa? Ora vediamo per quanto. Dunque.. mezzanotte e cinque.. si sbatti le cose brava, senza rispetto beene; apri l'armadio scorrevole okay, e fallo sbattere finché non attraversa il muro ottimo; nel frattempo cambiati e mettici dieci minuti mi raccomando; e perché no, vai in bagno e restaci anche! E intanto la luce rimane accesa, benissimo; ma poi dopo aver pisciato e fatto qualche rumore di proposito torna in camera per poi ritornare in bagno, proprio così bravissima; poi ovviamente non ti basta cercare qualcosa che non stai cercando, perciò, perfetto, fai scorrere n'altra volta l'armadio già che ci sei; ah giusto, il tuo letto sotto il mio, è così sporco che devi sbatterci sopra per pulire, che casalinga; poi, perché no, vai anche in salotto dalla madre a chiedere qualcosa tanto per chiedere, e intanto la luce è ancora accesa magnifico; ma poi ritorna pure con tutta la calma e portaci pure la mamma dietro e perlate pure a gran voce come se nessuno stesse cercando di dormire perché domani mattina ha un esame.
Mi rendo conto che reagire a questi piccoli e stupidi dispetti, dettati forse dall'inconscio se proprio vogliamo difenderti, con urla e vaffanculo a destra, e vai a cagare a manca, potrebbero solamente alimentare la tua vendetta infame perché tu sei stata rimandata e io sono in esame e farò l'università. O sorella cresci.”
Dopo venticinque minuti l'oscurità torna a regnare nella stanza. “Ora posso addormentarmi, huh?”
Ed ecco passi pesanti proveniente dal corridoio. La luce viene accesa di nuovo per una futile domanda di mio padre a mia sorella: “dormi là stanotte?”. Di fatti lei ha deciso di dormire sul letto della balena. “Bene, ma nessuno si è accorto in questa casa che Qualcuno domani deve sostenere una prova da sei ore e che vorrebbe arrivarci fresco e lucido?! Cristo Iddio!”
Luci di nuovo spente.
Musica.
“E questo che cazzo è? Ma porca putt.. hmm è inutile incazzarsi.
Dai, voi stronzi là fuori! Alzate il volume forza! Fate festa, urlate, ridete tanto è quasi l'una e nessuno dorme a quest'ora!
Notte prima degli esami? Bella merda. Alla fine solo le 3.30 di notte, di là russano, fuori c'è silenzio e io sono l'unico che parla attraverso i tasti di questo stupido computer”.
Okay, ho qualcosa che davvero non va. Ero convinto di prendere sonno e invece mi sembra di essermi appena svegliato. E con questo siamo a due notti di fila senza riuscire a chiudere occhio. Mmh, ieri notte non avevo niente di che, eppure non mi sono addormentato lo stesso. Normale! Stamattina è venuto a prendermi Dacius e siamo andati nel suo ufficio a Spinea per studiare. Perdendo, fra l'altro, un quarto d'ora a parlare di aneddoti passati di avventure extrascolastiche di altri tempi di altri posti ad ogni esercizio “difficile”. Shh, dettagli! A pranzo, mi ha portato in un ristorante volutamente antico.. si può dire 'volutamente'? .. dove mi sono riempito la panza al punto che mi sentivo incinta. Sai come ci si sente incinta? Poi siamo ritornati in ufficio ed abbiamo ripreso a studiare passando da estimo a matematica, che dall'espressione che assumeva il suo volto ho capito che non gradiva molto fare gli esercizi. Si avevamo intuito che presto avrebbe gettato la spugna e infatti annoiato decide che era troppo e che era arrivata l'ora di andare. Però oggi si è sforzato più di altri giorni, anche se potevamo fare molto di più. Quindi sulle 17.00 sloggiamo e sulla via del ritorno gli ho proposto che se la stazione non era tanto lontana, avrei preso volentieri il treno. Così avrebbe risparmiato fatica e sopratutto carburante.
Arrivati in stazione, con la sua impareggiabile bontà, non mi ha fatto neanche fare in tempo ad obbiettare che già aveva pagato il biglietto del treno. Nell'attesa ha deciso farsi tagliare i capelli da quei soliti parrucchietti africani impilati nelle solite viette dietro le stazioni, e io ho deciso di accompagnarlo. Mi sentivo in dovere di farlo, così per tenergli compagnia. Ma quando siamo arrivati c'era un fottio di gente e l'attesa è stata lunga. Alla fine, però, ne è uscito con un look giovanile e sopratutto molto contento: stava iniziando a detestare quei capelli bianchi.
Lo saluto e lo ringrazio al binario otto e tra la folla, attraverso i finestrini del treno, si dilegua. Aveva suggerito qualcosa come: ''sali di sopra è meglio!”. Voleva forse intendere che di sotto non avrei trovato posti a sedere e che sarebbe meglio salire di sopra? ''Saliamo su!” ho pensato. Una volta su, ho deciso di sedermi subito dopo le scale, così non avrei fatto la coda per scendere. Davanti a me c'è solo una ragazza al telefono, seduta dal lato più 'esterno'. Io mi sono seduto di fronte a lei, ma vicino al finestrino. Adoro perdere i miei pensieri oltre l'orizzonte, gli unici istanti in cui nemmeno il grillo parlante ha qualcosa da dire. Ehi!! Poco dopo si aggiunge un tipo dall'aria molto universitaria. Si siede davanti a me pensando forse, che posto di fronte ad una questione di vita o di morte, avrebbe preferito mille volte di più sedersi accanto a quella fighetta piuttosto che accanto ad un cinesino. O magari si sarebbe trovato in imbarazzo di fronte a lei ed ha preferito starle accanto evitando così i suoi sguardi che l'avrebbero fatto sudare allagando il vagone. Effettivamente non era il fascino fatta persona, ma chissà. Poco dopo arriva una tipa dai capelli rossi, un po' più grande di noi tre sicuramente. Si siede vicino a me per forza di cose. E così siamo full. Non passano troppi secondi prima di accorgermi di essere l'unico a non 'giocare' con il telefonino. Deluso dalla piega che sta prendendo il mondo, torno ad ammirare il paesaggio fuori. Ed a sprazzi di momenti, appoggiato al vetro, mi addormento.
Sapevo che dalla stazione di Padova mi sarebbe toccato fare una ventina di minuti di camminata. ”Ma che diavolo! Pensiamoci dopo!” ho pensato. Nel frattempo qualcosa ha iniziato a ruggire. Qualcosa si muove dentro la mia pancia. “Che cazzo è?! Sono ancora pieno.. strapieno.. forse liberare un po' di flatulenza.. ma se lo facessi davanti a queste persone mi verrebbe da ridere e di conseguenza mi scoprirebbero.. respira e trattieni.. Oh merda pare che lo stomaco stia facendo rumore adesso.. no no, sta facendo rumore! Quanto manca a casa?”. Nel frattempo fuori dal finestrino i paletti “corrono veloci, un po' come fanno il presente e il passato. Un attimo fa era presente adesso è passato. Prima era presente ora è passato. Presente e passato, presente e passato, presente e passato, present e passato, prese e passat, pres e pass pre pass prepass prpss prpsprpsprps quanto manca?”
Evitato l'oceano di gente all'uscita dal treno, mi sono diretto a passo veloce verso casa. Nonostante il caldo e la pancia gonfia da farmi camminare gobbo, proseguo spedito.
Il mio cane come al solito mi ha fatto le feste ed io le ho fatte a lui. Dopo le coccole e gli strusciamenti guancia guancia mi sono messo sotto la doccia. Acqua calda e via. Il prossimo passo?
Cambiare le lenzuola e via. Non me ne sono accorto sul momento ma inconsciamente stavo cercando a tutti i costi di prendere sonno per stanotte visto che domani c'è la prima prova. Quindi ho pensato: “perché non continuare a stancarci? Durante il secondo tempo di Croazia-Spagna, camomilla e via. Due? Naah, una basterà. Tanto sono già stanchissimo. Dopo la giornata di oggi vuoi che non riesca a prendere sonno? Anzi, forse dovrei preoccuparmi dato che se prendo sonno troppo tardi rischio di svegliarmi alle tre del pomeriggio. E così sia: dopo la partita a nanna.” Tornato dal passeggio quotidiano con il mio amico zampetta, come previsto durante il secondo tempo mi bevo la camomilla. “Mmh, cazzo rigore per gli iberici. E' ingiusto, speriamo la sbagli. Non possono vincere così. Allora doveva fischiare anche il mancato rigore di poco fa per i croati. No no, io adoro la Spagna ma non se la meritano. Spero proprio che la sbagli. Sono uno a uno dai, ci sta che se la giochino senza il fischietto arbitrino. Deve sbagliare. E la sbagliaaa! Bene, ora giocatevela in campo.
Due a uno per i croati. Bravi davvero. E ora a ninna o nanna. Nanna ninna ninna nanna. Salutiamo i miei e poi buttiamoci proprio a pesce sul letto, che domani sarà un'altra lunga giornata. Ah che bello il letto mio. E' proprio comodo. Ora dormo finalmente.”
Luce accesa.
“E' tornata quella stronza di mia sorella. Vuoi vedere che la tiene accesa? Ora vediamo per quanto. Dunque.. mezzanotte e cinque.. si sbatti le cose brava, senza rispetto beene; apri l'armadio scorrevole okay, e fallo sbattere finché non attraversa il muro ottimo; nel frattempo cambiati e mettici dieci minuti mi raccomando; e perché no, vai in bagno e restaci anche! E intanto la luce rimane accesa, benissimo; ma poi dopo aver pisciato e fatto qualche rumore di proposito torna in camera per poi ritornare in bagno, proprio così bravissima; poi ovviamente non ti basta cercare qualcosa che non stai cercando, perciò, perfetto, fai scorrere n'altra volta l'armadio già che ci sei; ah giusto, il tuo letto sotto il mio, è così sporco che devi sbatterci sopra per pulire, che casalinga; poi, perché no, vai anche in salotto dalla madre a chiedere qualcosa tanto per chiedere, e intanto la luce è ancora accesa magnifico; ma poi ritorna pure con tutta la calma e portaci pure la mamma dietro e perlate pure a gran voce come se nessuno stesse cercando di dormire perché domani mattina ha un esame.
Mi rendo conto che reagire a questi piccoli e stupidi dispetti, dettati forse dall'inconscio se proprio vogliamo difenderti, con urla e vaffanculo a destra, e vai a cagare a manca, potrebbero solamente alimentare la tua vendetta infame perché tu sei stata rimandata e io sono in esame e farò l'università. O sorella cresci.”
Dopo venticinque minuti l'oscurità torna a regnare nella stanza. “Ora posso addormentarmi, huh?”
Ed ecco passi pesanti proveniente dal corridoio. La luce viene accesa di nuovo per una futile domanda di mio padre a mia sorella: “dormi là stanotte?”. Di fatti lei ha deciso di dormire sul letto della balena. “Bene, ma nessuno si è accorto in questa casa che Qualcuno domani deve sostenere una prova da sei ore e che vorrebbe arrivarci fresco e lucido?! Cristo Iddio!”
Luci di nuovo spente.
Musica.
“E questo che cazzo è? Ma porca putt.. hmm è inutile incazzarsi.
Dai, voi stronzi là fuori! Alzate il volume forza! Fate festa, urlate, ridete tanto è quasi l'una e nessuno dorme a quest'ora!
Notte prima degli esami? Bella merda. Alla fine solo le 3.30 di notte, di là russano, fuori c'è silenzio e io sono l'unico che parla attraverso i tasti di questo stupido computer”.
domenica 12 giugno 2016
Sabato sera
“Ed eccomi qua, solo il sabato sera a
bere vino rosso e a fumare sigarette da giro nella completa oscurità
della notte. Accendo la sigaretta approfittando del rumore del motore
di un'auto in accensione: così i vecchi non sentono l'attrito
dentato dell'accendino. Accavallo le gambe per stare più comodo ed
ingobbo naturalmente la schiena, che per via del peso della capoccia
e della gravità tende verso il basso; mentre con una mano tengo fra
le dita la sigaretta e con l'altra il buon bicchiere di alcol, che
quasi trabocca dallo stesso. “Beviamone un po'” ho pensato. E
ora?
Gli occhi quasi mi si chiudono da
quanto ho bevuto, però non ho ancora sonno. Come sempre a quest'ora.
C'è ancora spazio per pensare a qualcosa. E così, in una posizione
innaturale per il mio povero corpo, fisso un punto di fronte a me,
fra il pavimento e la dispensa. Se qualcuno di casa mi vedesse ora si
chiederebbe cosa stia facendo sveglio alle tre e mezza di notte in cucina e si risponderebbe inconsciamente
all'istante che effettivamente non sto facendo nulla (a parte bere e fumare) e poi
arriverebbero i 'perché' incazzati. Non capirebbe e sbaglierebbe alla grande.
In realtà in quel nulla, tra il pavimento e la dispensa, scorrono
nella mia mente immagini di situazioni completamente sfortunate: ogni
cosa che faccio, la sfortuna, o il caso che non è assolutamente
dalla mia parte, è subito pronto a cambiare le sorti. Anche se le
probabilità tendono totalmente all'opposto. “Per Dio!”. Come per
altri istinti, in situazioni analoghe, mi sarebbe venuto da chiedermi
perché senza arrivare ad una risposta. E mi sarei disperato. Ma
adesso non più, le cose succedono e basta. Perciò non avrebbe senso
abbattersi o incazzarsi: sarebbe solo tutto stress gratuito. A volte
però è difficile non sclerare, specie se tutto quanto va in merda.
Anche le più semplici cose. Anche se pensandoci meglio, alla fine è
comunque inutile. Ma qual è il mio ruolo? Chi sono veramente io?
Qual è il mio talento? La parte migliore di me, qual è? Forse sono
destinato a vagare in queste terre a porre interrogativi senza
riuscire a dare risposte. Poi ho pensato che forse è solo questo
periodo, che è comune in questa era, che ancora il mio momento deve arrivare: quell'ascesa nel
mondo che mi permetterebbe di non sentirmi più solo in questa vita.
Eh già, tra non molto si aprirà una porta gigantesca che potrebbe
portare ad una realtà del tutto nuova, inesplorata, sconosciuta. La
cosa un po' la temo, forse perché non gradisco molto i cambiamenti.
Ma se vogliamo dare un taglio netto a queste situazioni, devo
crearmela la mia fortuna, o sfruttare con astuzia il caso a mio vantaggio.
Forse sbaglio a pensare che sarebbe stato meglio se fossi deceduto in
quel letto d'ospedale molto tempo fa. Forse c'è un motivo se sono
sopravvissuto. Ma se parlassi così, risulterebbe un pensiero
infantile e contraddittorio dato che continuo a ribadire che tutto
succede a caso. Forse, in effetti, il senso di quella volta lo devo
dare io oggi e domani. Che effettivamente, in ultima analisi, tutto è caso. Molte
persone soffrono la solitudine. Io ho imparato ad apprezzarla con il
tempo, e sinceramente anche con l'alcol. Adesso c'è della gente che
ride divertita fuori da quella finestra, come se non avessero
pensieri che tendono a renderli tristi. Una volta li invidiavo, e
avrei provato timore ad usare questo termine. Perché avrei capito
che non avrei mai ottenuto quella spensierata felicità, quella vita
che dà significato alla parola vita, al di là della mia finestra.
Adesso no, le cose son cambiate. Vedo le cose con occhi nuovi e
capisco che forse, in realtà, hanno più problemi di me e che li
nascondono ridendo. La cosa mi dà conforto, perché lo faccio spesso
anch'io cazzo! Con l'unica differenza che io mi son sempre sentito solo anche in compagnia. Forse dipende tutto dal carattere, o forse è
così e basta. Certa gente, beve per dimenticare. Il mio bere
è diventato uno strumento per stimolare più intensamente i pensieri
(non che fumare sia da meno) però è molto più accessibile, e
dannoso per il mio fegato. A pensarci forse sarebbe meglio andare al computer e scrivere
questi pensieri. Chissà che domani li legga e mi faccia una risata,
così per trovarmi un po' simpatico. Prima però, questo bicchiere va
riempito”
giovedì 9 giugno 2016
Io e Me
"07:49, parole, gente, birre, cibo,
correre, telefono, errori, testa, occhi, frasi, amici, casa,
macchina, scrivere, conflitti, orologio, sigaretta,
E' tutto molto confuso vero? E' l'effetto del tuo amico alcol, lo sai bene.
Cos'è successo?
Dunque, vediamo.. E' iniziato tutto
per caso, in una frazione di secondo e tu volevi soltanto che sapesse
che effetto ha avuto su di te. Conoscevi bene la situazione e volevi
lasciarle un messaggio buttato là, punto e basta. Ma poi le cose
sono andate diversamente. Da un errore non tuo, le cose sono
peggiorate. Hai perso il controllo, la ragione, la lucidità. Sei
stato avvelenato, ti sei lasciato avvelenare. Eppure avevi tutto lo
slancio per evitare tutto questo. Sei un masochista.
E' tutto molto confuso vero? E' l'effetto del tuo amico alcol, lo sai bene.
Cos'è successo?
Si ma come è possibile? Io ho osservato e tutto, ogni cosa, sembrava andare a mio favore. Per una volta le cose avevano un senso ed era tutto così chiaro..
Ascolta, io per te adesso rappresento la ragione. L'unica autorità razionale che in questo momento devi tenere assolutamente in considerazione e prestare ascolto. Perché tu sei perso, mentalmente intendo. L'unica cosa certa è che fuori piove. Mentre dentro la tua testolina malata c'è un oceano di cose in eterna tempesta. Connessioni elettriche neuronali senza fondamento. Non è solo di questo periodo, credo che tu sia sempre stato così: un muro di fiori. Ma ora basta: bisogna fare chiarezza.
Fermo un attimo. Io non credo di aver sbagliato proprio in niente, perché è questo che mi stai dicendo no?. E' assolutamente normale provare cose positive in questa vita. Ho avuto una visione del mondo magnifica. Avevo assolutamente il controllo della situazione e più osservavo più avevo conferme. Le teorie tendevano sempre più ad avere certezze, poco alla volta, ogni giorno. Non è colpa mia se questo modo di vedere le cose non è compresa da nessuno al di fuori del mio cranio.
Ed è proprio qui che ti sbagli. Solo il fatto di non renderti conto che sei chiuso dentro il tuo cranio fa sì che ti trovi pienamente oltre il già sottile confine fra la razionalità e la pazzia. Tra realtà e sogno. Non sto dicendo che quello che pensi sia brutto. Anzi, è davvero ammirevole come funzioni la tua testa. Se la realtà assecondasse i tuoi pensieri sarebbe tutto magnifico. Ma ti voglio fare una domanda: che mondo è un mondo tutto magnifico? Tu dirai: un paradiso! E non sbaglieresti affatto. Però devi comprendere che a volte, spesso, quasi sempre nel tuo modo di vedere le cose, il magnifico si mescola facilmente con la fantasia. Un po' come il rosso con il giallo, o il verde con il blu: ti danno bei colori è chiaro, ma non sono la realtà. Non è paradiso. C'è da capire che la realtà è anche marrone merda. E tu devi essere abbastanza sveglio da trovare un equilibrio nelle cose e non lasciarti prendere dalle emozioni. E se devo dirtela tutta, eri anche messo bene. Avevi equilibrio sì. Ma hai snobbato tutto e ora zoppichi.
E se le cose fossero andate come volevo come parleresti adesso?
Ma le cose non sono andate come volevi. Non hai calcolato la possibilità che stesse soltanto assecondando i tuoi pensieri facendo leva su quello che provi per smascherarti? Ci hai pensato ma hai scartato questa idea abbastanza in fretta. Il tuo cervello era proiettato verso una direzione mentre la realtà era curvata verso un'altra. La sensazione era che stessi andando dritto, ed è stato bello Dio Santo, ma in realtà venivi deviato lontano.
D'accordo, ma questo non è errare. Se io stavo andando dritto ma lo spazio era curvo ed io di conseguenza venivo deviato è stupido non pensare che ciò avveniva per cause di forza maggiore, per cause che vanno al di là del controllo. Forse non mi stai seguendo. Io, paradossalmente, ti sto dicendo che pur avendo avuto la razionalità nell'irrazionale, e sai bene che lavoro logico e sensato c'è stato dietro, il fattore caso non può essere controllato. Ci ho provato e non è andata: pazienza! Dentro questo cranio non sono malato o se lo sono, è una sana malattia, e credo di comprendere anche te, o mia Coscienza, in questo insieme. Per quanto tu possa affermare il contrario, io avrò sempre questa visione nelle cose. C'è del bello in questa mia realtà, e poco m'importa se non è compresa. Anzi, è bello sapere di essere l'unico in grado di pensare a certe cose, di fare certe cose. Di sentire la brezza della vita sul viso prima di spegnersi. Di rendere reale ciò che poco prima era solo pensiero di velluto. E' un privilegio ed è questa la nostra vittoria: sapere di essere in grado di dare colore in un mondo così grigio, di tirare fuori gli attributi e non tirarsi mai indietro. Forse è il mondo ad essere malato e noi da futuro psicologo non possiamo fare altro che cercare di guarirlo. Ma prima di aiutare il mondo, sono d'accordo con te, che dentro questa testa bacata vanno chiarite cose ancora all'oscuro alla coscienza. Ci siamo molto vicini, ed abbiamo dalla nostra, la fortuna di possedere l'autoanalisi: strumento base per capire noi e il mondo. O il nostro mondo? La verità è che bisogna essere anche un po' folli per vivere in questa realtà pervasa dalla normalità"
domenica 5 giugno 2016
Ali
Eccolo lì. Il più grande di tutti. Me
lo sto immaginando scortato da guardie di sicurezza che entra con la
sua veste bianca circondato da allenatori e giornalisti, mentre
saltella con fare strafottente. Si poteva dargli del bastardo, ma
solo perché aveva un carattere forte. Per gli avversari, forse, era
anche stronzo. Per la folla invece era tutt'altro. La folla lo
acclamava, urlava il suo nome in coro che sembrava diventare più
grande della sua stessa fama. Ma sopratutto, la folla lo amava perché
aveva saputo stupire ed incantare il mondo con le sue abilità: pura
applicazione pensiero-corpo.
Lui era Ali.
Lui era Ali.
30 Ottobre 1974. Kinshasa, Congo. Fa un
caldo tropicale e la massa di gente contribuisce ad aumentare il
calore percepito. E' l'incontro più atteso di tutti i tempi,
denominato: “The rumble in the jungle”.
Ali è tornato da poco nel mondo della boxe, dopo tre anni di forzata inattività. Vuole dimostrare che è ancora lui il numero uno. Torna per il titolo che gli apparteneva e lo rivuole a tutti i costi. Sembra ritrovato: fisico atletico e definito, sul metro e novantadue per un duecentosedici libbre niente male. Ma davanti, c'è un muro colossale di un metro e novantadue anch'esso, per duecentoventi libbre di massa muscolare di nome George Foreman, fresco dei sui venticinque anni contro i trentadue di Ali, sulla via del tramonto per il parere di qualcuno. Durante l'assenza del più grande di tutti, Big George, nel frattempo, aveva fatto strada spianata verso il titolo, battendo ogni avversario in non più di quattro round. Gli stessi avversari di Muhammad, quali Frazier, Norton, Roman ( i più noti mastini da combattimento), furono demoliti sia fisicamente che psicologicamente, dalle martellate del neo campione. Questo, Muhammad lo sa benissimo. Per questo nel ring gli lancia insulti, gli urla addosso, lo prende in giro a squarciagola per intimorirlo e distrarlo. George, impassibile, si limita a fissarlo in silenzio. Ha la classica faccia del grosso e cattivo, quello rissaiolo. Non dice niente. Farà parlare presto i suoi guantoni, in modo che Ali li senta e chiuda il becco.
I primi round sono all'insegna dell'incasso: Foreman che le dà ad Ali alle corde. E sono pugni pesanti al volto, allo stomaco, ai fianchi. Ma Ali regge, si chiude a riccio per attutire quei colpi devastanti. E perché no, trova anche il tempo per sfotterlo. Sembra spacciato perché è costantemente alle corde, pressato dalla mole schiacciante di Big George. La gente non capisce perché Ali combatte passivamente e continua a prenderle. Forse è tutto premeditato. Ma poi, a sorpresa, a neanche metà match, il bozzolo si schiude ed accende l'entusiasmo dell'intero stadio come una fiamma luminosa della vittoria nell'ombra di una sconfitta che fino a pochi istanti prima sembrava certa. E quel che ne esce è una creatura danzante come una farfalla e pungente come un ape: Ali inizia a danzare sulle ali dei piedi e la folla a cantare a gran voce: “Ali bomaye! Ali bomaye!”. Muove le gambe, gira attorno all'avversario che sembra avere adesso perso lucidità, velocità e potenza. Evita i suoi pugni. Sì, li evita proprio tutti. Ali, su quel ring, inizia a vedere tutto dell'avversario: la guardia semi aperta, le gambe affaticate, l'espressione di stanchezza e spossatezza nel suo volto, il sudore che gli gronda dal viso, i pugni che fa partire. Ali sa benissimo che da parte sua ha l'atleticità, che in pochi nel settore dei pesi massimi posseggono. E ha deciso di sfruttarlo al momento opportuno, con intelligenza, con astuzia, stancando prima Foreman. E così, a venti secondi dalla fine dell'ottavo round, riesce ad uscire dalla morsa di Big George, e come in un contropiede, riesce a sferrargli diversi pugni al volto, fino a stenderlo per sfinimento.
Anche se ho visto questo incontro solamente in un video, mi sembra di sentirne l'atmosfera, i colori, gli odori e le sensazioni di trovarsi veramente in quello stadio in quell'epoca, che solamente per la fortuna della gente che l'ha vissuto, riecheggiano nella memoria come sensazioni che accarezzano il cuore. Si prova onore e nostalgia allo stesso tempo per essere stati presenti; ed invidia, per quelli che non sono riusciti a far parte di quell'evento unico che non tornerà mai più indietro e mai si ripeterà. L'unica consolazione, forse, è quello di aver visto ogni video delle sue imprese nei suoi più celebri incontri. No, forse la vera consolazione è quello di essergli stato contemporaneo, seppur per poco, e sentire a pelle la grandezza che ha raggiunto e che nessuno raggiungerà mai; e poter dire con orgoglio un domani: 'io c'ero quando Ali era ancora vivo!'.
Ali è tornato da poco nel mondo della boxe, dopo tre anni di forzata inattività. Vuole dimostrare che è ancora lui il numero uno. Torna per il titolo che gli apparteneva e lo rivuole a tutti i costi. Sembra ritrovato: fisico atletico e definito, sul metro e novantadue per un duecentosedici libbre niente male. Ma davanti, c'è un muro colossale di un metro e novantadue anch'esso, per duecentoventi libbre di massa muscolare di nome George Foreman, fresco dei sui venticinque anni contro i trentadue di Ali, sulla via del tramonto per il parere di qualcuno. Durante l'assenza del più grande di tutti, Big George, nel frattempo, aveva fatto strada spianata verso il titolo, battendo ogni avversario in non più di quattro round. Gli stessi avversari di Muhammad, quali Frazier, Norton, Roman ( i più noti mastini da combattimento), furono demoliti sia fisicamente che psicologicamente, dalle martellate del neo campione. Questo, Muhammad lo sa benissimo. Per questo nel ring gli lancia insulti, gli urla addosso, lo prende in giro a squarciagola per intimorirlo e distrarlo. George, impassibile, si limita a fissarlo in silenzio. Ha la classica faccia del grosso e cattivo, quello rissaiolo. Non dice niente. Farà parlare presto i suoi guantoni, in modo che Ali li senta e chiuda il becco.
I primi round sono all'insegna dell'incasso: Foreman che le dà ad Ali alle corde. E sono pugni pesanti al volto, allo stomaco, ai fianchi. Ma Ali regge, si chiude a riccio per attutire quei colpi devastanti. E perché no, trova anche il tempo per sfotterlo. Sembra spacciato perché è costantemente alle corde, pressato dalla mole schiacciante di Big George. La gente non capisce perché Ali combatte passivamente e continua a prenderle. Forse è tutto premeditato. Ma poi, a sorpresa, a neanche metà match, il bozzolo si schiude ed accende l'entusiasmo dell'intero stadio come una fiamma luminosa della vittoria nell'ombra di una sconfitta che fino a pochi istanti prima sembrava certa. E quel che ne esce è una creatura danzante come una farfalla e pungente come un ape: Ali inizia a danzare sulle ali dei piedi e la folla a cantare a gran voce: “Ali bomaye! Ali bomaye!”. Muove le gambe, gira attorno all'avversario che sembra avere adesso perso lucidità, velocità e potenza. Evita i suoi pugni. Sì, li evita proprio tutti. Ali, su quel ring, inizia a vedere tutto dell'avversario: la guardia semi aperta, le gambe affaticate, l'espressione di stanchezza e spossatezza nel suo volto, il sudore che gli gronda dal viso, i pugni che fa partire. Ali sa benissimo che da parte sua ha l'atleticità, che in pochi nel settore dei pesi massimi posseggono. E ha deciso di sfruttarlo al momento opportuno, con intelligenza, con astuzia, stancando prima Foreman. E così, a venti secondi dalla fine dell'ottavo round, riesce ad uscire dalla morsa di Big George, e come in un contropiede, riesce a sferrargli diversi pugni al volto, fino a stenderlo per sfinimento.
Anche se ho visto questo incontro solamente in un video, mi sembra di sentirne l'atmosfera, i colori, gli odori e le sensazioni di trovarsi veramente in quello stadio in quell'epoca, che solamente per la fortuna della gente che l'ha vissuto, riecheggiano nella memoria come sensazioni che accarezzano il cuore. Si prova onore e nostalgia allo stesso tempo per essere stati presenti; ed invidia, per quelli che non sono riusciti a far parte di quell'evento unico che non tornerà mai più indietro e mai si ripeterà. L'unica consolazione, forse, è quello di aver visto ogni video delle sue imprese nei suoi più celebri incontri. No, forse la vera consolazione è quello di essergli stato contemporaneo, seppur per poco, e sentire a pelle la grandezza che ha raggiunto e che nessuno raggiungerà mai; e poter dire con orgoglio un domani: 'io c'ero quando Ali era ancora vivo!'.
venerdì 27 maggio 2016
Tempo
"Che cos'è il tempo? Esiste
veramente o è solamente un concetto umano? E anche se esistesse
veramente, deve aver avuto per forza un inizio. E se ha avuto un
inizio potrebbe finire come no. Ma anche se avesse avuto un inizio,
che per la fisica viene attribuito al Big Bang, non si potrebbe
pensare che il tempo scorresse anche quando non vi era nulla? E se
non vi era nulla, quanto tempo ci è voluto per creare una scintilla?
E se tutto, invece, collassasse, quanto tempo rimarrebbe al nulla
perché si ricrei luce nell'oscurità? E' una teoria molto gettonata
che spazio e tempo si siano formati in uno scontro di particelle e
che quindi è impossibile definire il prima. E se il tempo facesse
parte di uno schema ben più ampio? Che anche quando non c'è niente,
il tempo passa finché non si crea energia? Certo, è stato provato
che allungando lo spazio, il tempo si dilata, ma questo non riguarda
solamente il nostro universo? Derivano da osservazioni del mondo
circostante, ma se il tempo in realtà esistesse da sempre? Si può
quantificare a che tempo siamo? In quale era del tutto ci troviamo?
Si può determinarne l'inizio o la fine? Forse è del tutto
limitativo affermare che tutto è cominciato col Big Bang. Sì tutto
quello che vediamo si è creato. Tutta la materia dell'universo era
una cosa sola. Ed è bello pensare che io e il mio cane un tempo
eravamo una cosa sola. Così come inversamente è brutto pensare che
io e Hitler eravamo una cosa sola. Ma se il concetto di tempo fosse
esterno a noi che apparteniamo a questo universo o degli insiemi di
multiversi? Che questo tempo fosse connesso a tutti gli universi?
Forse, in realtà il concetto di tempo non basterebbe per definire
tale cosa, tempo in quanto andrebbe oltre ogni pensiero. Chiamiamolo
Tempo assoluto. E se dobbiamo chiamarlo il tempo, tempo assoluto, lo
spazio, lo chiameremo spazio assoluto. Se dovessimo prendere un
foglio di carta completamente nera che rappresenterà lo spazio
assoluto, il tempo assoluto sarà presente per tutta l'area del
foglio e quindi dello spazio assoluto. Per un concetto infinitesimale
supponiamo che il tempo assoluto e lo spazio assoluto siano sempre
esistiti. E quindi che la carta nera sia sempre esistita ed è
infinita. Ora se prendiamo una penna e facciamo pressione sulla
carta, essa si bucherà creando spazio nello spazio assoluto. E nel
momento in cui la punta della penna tocca la carta ed esercita
pressione su di essa, quell'esatto istante, potremmo attribuirlo al
secondo di Planck. E quando la penna ci passerà completamente
attraverso carta, o meglio quando un buco sarà formato, un universo
è formato. Ora si potrebbe giocare di fantasia: si possono fare
buchi sempre più grandi fino coprire la carta nera, anzi a
sostituirla. Forse in effetti sarebbe meglio fare una correzione e
sostituire allo spazio, spazio materiale, e spazio assoluto, spazio
immateriale. E quindi rimarrebbe un solo concetto di assoluto, che è
quello del tempo. Quindi ricollegandoci al discorso di prima si
potrebbe avere uno spazio materiale che sostituisce quello
immateriale. Oppure buchi di diverse dimensioni. O ancora, collegare
due o più buchetti per formarne uno grande. Alla fine non è tanto
diverso da quello che sta succedendo là fuori. Perciò secondo tale
ipotesi, noi siamo arrivati al punto in cui un buco sulla carta nera
è stato formato circa quattordici di miliardi di anni fa e non
sappiamo per quanto potrà espandersi, o se, al contrario, si
contrarrà chiudendo ad esempio il buco formato togliendo la penna, o
se si unirà ad altri buchi. Per noi essere umani, quindi, il tempo è
iniziato dalla pressione di una penna. Ci saranno quindi
universi-buchi più giovani o più vecchi. E il concetto di tempo
relativo calza a pennello. Però d'altra parte, seguendo questa
teoria puramente fantasiosa, c'è già un tempo che scorre, un tempo
che accomuna tutto, di cui l'entità non ci è nota, quello assoluto.
E anche se prendessimo in considerazione un concetto finito dello
spazio-tempo, essa diverrebbe un sottoinsieme di quello assoluto.
Quindi possono esserci enne spazio-tempo per un unico
spazio-tempo-assoluto, che per un concetto finito di
spazio-tempo-assoluto possiamo immaginarlo come la fabbricazione di
un foglio di carta nera. Quanto si impiega a creare una carta? Ed
ecco quindi che possiamo tornare a giocare di fantasia: si può
credere l'esistenza di un'entità divina o semplicemente superiore
che crei la carta e quindi la realtà che vediamo. Ma allora qua
emergono altre domande: può creare una sola carta o infinite carte?
E se creasse infinite carte quanti tempi assoluti dovrebbero esserci?
Oppure può essere che tutto è un
programma frutto di una tecnologia inarrivabile. Ma anche facendo
queste considerazioni, io non riesco a levarmi l'idea che pure per
loro, per i creatori, se ci sono, il tempo esista. Possiamo anche
togliere lo spazio e immaginare che tutto quanto sia psiche. Ma anche
così mi fa supporre che esista, anche per l'artista che ha 'pensato'
al tutto, il tempo. Sono convinto che in un modo o nell'altro il
tempo esista, anche dapprima al Big Bang. E che governi il creato,
che sia per casualità o frutto di calcoli complessi, seguendo una
legge indifferente. Tutto scorre: non importa chi rimane indietro,
vivo o morto, il tempo scorre. Non importa se una stella esplode o se
un asteroide colpisce la Terra, il tempo scorre. Al tempo non frega
un cazzo. Lui correrà sempre. E anche se pensiamo di essere in
tempo, in realtà abbiamo perso abbastanza attimo per essere già in
ritardo. Io riesco a vedere il tempo come un'entità perfida: esso ci
fa soffrire anche quando ci si diverte facendo sembrare che il tempo
non basti mai, o viceversa, ci fa soffrire ugualmente, ma il tempo
sembra non passare mai anche se si tratta solo di pochi minuti. Ed
ancora, il tempo è peggio dei buchi neri perché per quanto possano
essere lontani, nessuno di essi sarà mai in grado di nuocere ad un
essere vivente (a meno che uno non si avvicini troppo all'orizzonte
degli eventi se no è proprio una patacca). Il tempo invece sì. Non
solo porta via con sé le persone che amiamo, ma fa soffrire anche
quelle attorno. Perché poi non gli basta questo: il tempo guarisce
ma poi ti frega di nuovo. Come se giocasse all'altalena con le tue
emozioni. Ed un domani, si porterà via tutto il conosciuto. Per poi
ricreare nuova conoscenza e poi distruggerla ancora e così via.
Certo, è da stupidi attribuirgli questa "coscienza" delle
cose. Forse c'è soltanto da capire che le cose succedono e basta.
Quante volte si ha avuto sfiga e ad essere stati maledetti sono gli
ormai varie divinità di ogni genere o specie creato dall'uomo? Se
avessi capito prima che le cose succedessero e basta mi sarei
incazzato di meno. Quante volte è stato rifiutato un amore perché era troppo complicato? E se invece bastava un approccio razionale con
un giusto tocco di romanticismo per risolvere tutto? Quante volte è
stato rifiutato un'offerta che poi si è rivelata conveniente? Alla
fine che cosa sono sette anni rispetto "all'infinità" del
tempo? Dopo queste considerazioni preferireste ancora rimanere a
guardare sapendo che finita questa vita è come se qualcuno spegnesse
la luce e voi foste obbligati a dormire in eterno? Forse è proprio
così: la vita è un sogno oppure il sogno è la vita, a seconda dei
punti di vista. Si fanno bei sogni e si fanno incubi. E facendo un
sogno si possono fare due cose: guardare sognando oppure agire
sognando. Io ho provato personalmente a controllare un sogno che
solamente una volta è riuscito. Il resto è solo guardare. Applicare
l'agire nella realtà è più semplice. Bisogna abbattere solamente
il Super-io, per avere il coraggio di osare. Ovviamente non voglio
incitare nessuno alla violenza e fare cose che possono nuocere agli
altri perché questo 'dono di vivere' è così raro nell'universo che
va preservato a tutti i costi. Quindi fare guerre è assolutamente inutile, infantile
e primitivo. Piuttosto, è un invito alla riflessione. Con questo
nuovo concetto di tempo tutto mio, capisco in maniera più marcata
quanto poco è, in realtà, il tempo a mia disposizione per ammirare la
meraviglia del mondo che mi circonda e viverla in prima persona; e
quanto ne ho sprecato per fare le scelte peggiori. Vorrei rimpiangere
certe cose del passato, riprenderle e rifarle per cambiarle, per
agire diversamente. Però in realtà le rifiuto, perché capisco che
fa parte dell'esperienza. E che indietro non si può tornare. E forse
non starei nemmeno scrivendo queste cose se le cose fossero andate
diversamente. Non sarei me. Perciò farò anch'io come il tempo. Me
ne fotto e vado avanti. Ma da adesso con un occhio di riguardo alle
cose: stimolare la fantasia per arrivare laddove la realtà trova i
suoi limiti e sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione per
stimolare la mente, la scatola in cui i miei pensieri non hanno
limiti."
mercoledì 18 maggio 2016
La Luna
"Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te.."
-La vita è meravigliosa.
-La vita è meravigliosa.
"La luna. L'ho vista un sacco di
volte, ma mai così. Così.. così.. bella! E così anche sola. Se
volessi potrei prenderla in qualsiasi momento. Indossare la tuta,
allacciare le cinture e partire. Ma che gusto ci sarebbe? Non è
meglio ammirarla da lontano nella sua bellezza più totale prima di
fare questo viaggio? Già..
Adesso splende come non avevo mai
visto. Forse non l'ho mai guardata bene in effetti. E' sola e
luminosa nel cielo. Non ci sono altre stelle intorno che potrebbero
distrarmi. Io ho occhi soltanto per lei. E capisco la perfezione del
creato. Non ci sono errori o sbavature. Tutto funziona perfettamente
e meravigliosamente, al pari di un sorriso. Tutto è in ordine e in
disordine allo stesso tempo. Ma forse questo concetto in natura in
realtà non esiste. Ci sono e basta. Così come lei c'è e basta.
L'ho vista altre volte: coperta da nuvole, costellata di puntini
luminosi intorno, piena, mezza, tre quarti. Ma adesso è bella piena
e rossastra. Come se arrossisse perché la sto guardando. In effetti
si comporta un po' come la ragazza che si piace: a volte si nasconde
timida fra le nuvole ma poi riappare, altre volte è luminosissima
come se cercasse attenzione, altre volte ancora è in mezzo alle
altre stelle perché lei vuole capire su chi abbiamo gli occhi
puntati. Ci sono anche alcune volte in cui sembra essere triste. E la
cosa si nota più di quando è luminosa perché appare fiacca come
abbattuta, turbata. E rende triste anche noi. Alla fine di tutto,
però, lei sa che ci piace e allora ci seduce e quando fa la
difficile non si vede. E quindi è anche un po' stronza. Forse prova
anche lei la stessa cosa, solo che non sa come farcelo sapere.
D'altra parte è solo un satellite. Di persone altrettanto ammaliate
dalla sua bellezza ne avrà incontrate nel corso dei suoi lunghi
anni. Da lassù, sicuramente avrà visto ogni tipo di uomo di ogni
epoca. Ha visto uomini combattersi fra di loro in sella ai loro
cavalli impugnando spada e scudo. Uomini volare nel cielo che
ammazzano altri uomini. Ha visto anche uomini che hanno cercato di
'prenderla' e alcuni ci sono riusciti piantandoci una bandiera.
Lei ha visto ogni tipo di uomo. E io, dal suo punto di vista, sono
solo uno dei tanti occhi comuni che di tanto in tanto la osservano. E
chissà, se da lassù, lontana nello spazio e nel tempo, si accorgerà
di me."
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