sabato 30 luglio 2016

Una storia divertente

<Vieni> si girò verso di lei con il sorriso di un bambino che sembrava aver appena trovato un buon nascondiglio, e poi le prese la mano e le disse: <andiamo lassù!>.
Lia si lasciò andare, quasi a peso: lei più lo zaino da avventuriero che aveva in spalla. Il caldo e la lunga camminata fra i monumenti le aveva tolto ossigeno e prosciugato ogni liquido. Sentiva il forte bisogno di una sosta. E quel punto indicato dal suo compagno sembrava perfetto.
E così, dopo un percorso non facile per via della pendenza, si sistemarono sulla parte alta della collina, sotto l'albero. Charlie aveva deciso così, perché pensava che lassù la vista fosse magnifica.
<Eh, caspita! Avevi proprio ragione. Qua sotto si sta benissimo> disse Lia entusiasta.
I raggi del sole, che passavano fiocche fra le foglie, erano a malapena percettibili a pelle, e ogni tanto un'ondata di aria fresca dava loro conforto. Si erano accampati bene: telo, zainetti-cuscino, cibo e acqua. E sigarette, quelle non le scordava mai Charlie. Avrebbe scordato volentieri a casa il telefono o Lia piuttosto. “Non c'è niente di meglio che assaporare una sigaretta nei momenti più memorabili” osava dire sempre da sbronzo.
<Ehi piccola, la vuoi sentire una storia divertente?>.
<Una donnina all'uni, ti ha sedotto con i suoi occhi incantevoli, te la sei fatta e alla fine baciandole il collo hai notato il pomo d'Adamo?> rispose Lia ridacchiando di gusto.
<Ma questa non è divertente!> esclamò Charlie <..però effettivamente, in aula c'..>
<Bastaaaaaa smettila!>.
<C'era una tipa..> Lia girò la testa verso di lui, e dal basso verso l'alto, cercava il suo sguardo dietro le lenti.
<Baciami>. E la baciò appoggiando dolcemente le labbra alle sue.
<E ora sta zitto, anzi raccontami quella storia>.
<Caspita! Abbiamo una donna indecisa! In psicol..>.
<Dai scemo! Voglio sentire la storia su!>.
<Okay, ahm.. la storia> prese una pausa e poi continuò <Sono ossessionato da un numero> fece una pausa impercettibile, giusto per cogliere un segno di disappunto sul suo viso, che rimase, però, impassibile e poi riprese <Ehm, sì lo so, non sembra divertente, ma fammi raccontare. 2013, ero un cazzone! Un cazzone che si è fidanzato il 14 Dicembre 2013. La storia con lei, beh, te la risparmio. Tanto è così lunga in termini di eventi, e persino smielata, che ti faresti prendere da un attacco di gelosia cronica. O forse ti addormenteresti, perché sai che in fondo, sono solo echi del passato, e che nulla e nessuno torna da così indietro nel tempo da urtarti in qualche modo. A meno che non abbia un Tardis!>.
<Lo userei io per tornare indietro e conoscerti prima di lei. E poi le strapperei i capelli>.
<Ma se tu mi incontrassi prima di lei, non avrebbe senso strapparle i capelli visto che di fatto, una volta tornato indietro, ancora non è successo nulla> disse Charlie.
<E' successo nel futuro, perciò se la merita una strappata di capelli!> ribatté Lia.
<Non è gelosia questa?> stuzzicò Charlie.
<No!> rispose seccamente Lia.
<Sic..>
<No!> interruppe Lia.
<No!>
<No!>
Charlie iniziò a stringerla fra le sue braccia e iniziò a coccolarla amorevolmente.
<Charlie, lo so che pensi solo a me e che hai scelto di rinunciare alla possibilità di avere di meglio e per questo ti amo da morire, ma tu hai il brutto vizio di attirare a te le donne. Ma non perché lo vuoi tu. E' il tuo atteggiamento, secondo me, che le attira come una calamita. Hai idea di come per me la cosa sia appagante e terrorizzante allo stesso tempo?> chiese Lia con ironia.
<Puoi stare tranquilla. Io mi innamoro seriamente>.
<Dai finisci la tua storia divertente prima che ti salti addosso!>.
<Ehm, iniziamo dalla fine di quella storia. Da un trauma così forte ho manifestato un insano pensiero. Me ne sono reso conto praticamente in maniera del tutto casuale, quando la prima fatalità ha indicato le 14:14 sul display della mia barretta. Inizialmente ho deciso di ignorare tutto ma quell'immagine, ora che ci penso, deve essere rimasto così impresso nel mio inconscio che codificandolo, ha realizzato che quel numero per me sanciva l'inizio di una storia importante che avrebbe avuto – nella nostra visione di coppia- nell'anno 2014, l'anno nostro, ma che tutto, poi, si era frantumato. Da allora non ho fatto altro che 'beccare' quel numero dappertutto: in un primo momento nei segna tempi: costantemente 'appariva' il numero 14. Riflettendoci bene forse Quel trauma, che si è esteso in maniera capillare nel mio inconscio giorno dopo giorno, ha sviluppato in me un senso e orientamento temporale estremamente preciso. Guardavo l'ora ed erano le 16.14, dopo un po' erano le 19.14, poi 22.14 e così via.>.
<Assurdo di come il cervello lavori> disse Lia stupita.
<Eh già. Ed è tutto documentabile con numerosi postit da perfetto malato di mente sai? In seguito il numero 14 si è manifestato in maniera persistente in altri aspetti delle mie giornate: dal camion numero 14 durante la passeggiata con il cane, nei film, nei cartoni animati, guardando Big Bang Theroy quando hanno citato che il Carbonio, uno degli elementi più diffusi nell'universo, appartiene al gruppo 14 oppure quando hanno parlato del Silicio il quale numero atomico corrisponde al 14, 14 nei videogame, nei discorsi con amici, compagni e professori; persino in Formula Uno, quando per la prima volta i numeri sulle vetture potevano essere scelti dai piloti stessi ed Alonso, appena approdato in Ferrari, scelse il 14; 14 è anche il numero di maglia di un giocatore, che entrato nel secondo tempo segnò il gol decisivo di una partita che non ricordo. Sicché, ad un certo punto, in un luogo indefinito nel passato, ho deciso di fare mente locale e di indagare su questo numero. Google non ha fatto altro che offrirmi informazioni frutto del caso ma che il mio inconscio invece ha immagazzinato bene prendendoli, forse, per superstizioni o per cose metafisiche. Così sono venuto a sapere che il 14 corrisponde: al mese ebraico di Nisan, giorno in cui morì Gesù, ad un simbolo neonazista, al numero dei docenti universitari dissidenti al giuramento di fedeltà al fascismo, ad un asteroide 14 Irene che guarda caso, qualche tempo fa avevo un'amica Irene. Tutte informazioni che non facevano altro che stimolare lo sviluppo, partendo da un piccolo segnale per poi tramutarsi in sintomo, di una insana malattia dando avvio anche a tutta una serie di conseguenze psicopatologiche, in primis fra tutti l'insonnia, che prima di questo evento non si era mai presentato in maniera così intensa. Per annullare gli effetti negativi del primo trauma ci è voluto un altro trauma, un po' come la funzione dell'antidoto. E nonostante abbia superato le difficoltà più grandi, il numero 14 continua a palesarsi in alcuni aspetti delle mie giornate. Dal 7 di quel martedì Giugno, al 7 di quel giovedì Luglio sembrava dare come risultato il 14 sempre di giovedì Luglio.
Poi ho pensato più in grande: mentre ero seduto sul divano assieme al mio amico, assolto non solo dalla nebbia fitta dei miei pensieri e avvolto nel silenzio della 'stecca' più funesta, continuavo a pensare a quel 7,7,14. Che cosa mai poteva significare? Mi sono chiesto. Forse niente. Un 7+7=14. Come se il caso, o la strana regola matematica che governa il caos, avesse deciso di rivelarmi qualcosa. Allora ho pensato che forse, nonostante abbia ricevuto segnali positivi dai suoi gesti in una prima fase, in contrasto o in aggiunta, quella sottospecie di rifiuto che non era un rifiuto ma sembrava un rifiuto nella seconda fase, tutto si giocava il 14. Risultato? Eterna attesa. E poi, silenzio.
Da questo momento è come se la mia mente fosse stata attraversata da un fascio di luce in cui ho capito che il numero 14 può essere tranquillamente riprodotto fisicamente dal genere umano: il numero 1 come una figura umana in piedi, il 4 formando un triangolo con una gamba. Ovviamente non sono saltato a conclusioni affrettate, proseguo sempre con minuziosi calcoli prima di agire e mai prima di bere o fumare (che strano). Perciò ho analizzato i numeri, e solo il 7 potrebbe avvicinarsi ad una postura umana. Ma l'ho scartato, perché non c'è posizione naturale che richiederebbe di essere obliqui per formare il 7. Da qui, il pensiero che ogni cosa, ogni elemento, ogni particella del tutto, tutto è matematica>.
<Lia?> provò a scuoterla ma oramai aveva preso sonno. <Che strane queste donne: un attimo prima vogliono saltarti addosso e l'attimo dopo russano>.

mercoledì 20 luglio 2016

Noi, farfalle


C'è una fase nel nostro cammino che amiamo definire "periodo nero". Fa parte di tutti quei fenomeni inevitabili nella vita: prima o poi qualcuno lo vive. E' un periodo nella quale la razionalità lascia spazio alla confusione. E' un po' come guardare estasiato una cascata: tu sei fermo lì, meravigliato dallo splendore della natura, mentre tutto il resto prosegue senza pause. Le sensazioni ovviamente sono opposte, più cupe, più tristi. Ti sembra quasi di nuotare controcorrente. T'impegni affinché le cose vadano bene, ma più ti sforzi e più tutto quanto va in merda. Razionalmente si potrebbe pensare che si stia sbagliando metodo, e forse effettivamente è così, ma nel culmine della depressione i pilastri della razionalità si sgretolano, anche per la mente più resistente agli urti. E così, si rimane inerte. Si perdono ore, giorni, settimane, mesi, anni e con essi legami con altre persone, prima che quelle nubi scure vadano via. Sul momento non si sa che fare, perché immerso nella confusione si sguazza anche con la pigrizia. E' più facile lasciarsi cadere che alzarsi. Inizia così la danza degli interrogativi senza risposte: ma perché questo, ma perché quello. Per chi ha amici del cuore è più semplice scaricare queste domande, perché insieme si può arrivare ad un confronto costruttivo nella quale, a volte, si riesce a trovare una soluzione che può fungere da insegnamento per entrambi. Per chi è solo l'impresa è un po' più complicata. Anzi, difficilmente se ne esce. Soprattutto pensando al fatto che un confronto con sé stesso porterà sempre alla soluzione più semplice per il cervello. E quindi si tenderà a fare sempre le stesse cose, gli stessi errori. La cosa brutta è che sul momento ci sembra la soluzione migliore ma la verità è che è solo un'illusione della mente. D'altro canto, detto in maniera molto probabilistico, c'è una piccola percentuale di persone che riesce a superare questo grosso ostacolo, a ribaltare la situazione. In una prima fase esse si lasciano andare, come tutti, ma poi, con il tempo, riescono a rendersi conto del metodo sbagliato di affrontare le cose. E allora cambiano, come la muta di un bruco in farfalla. Forse le cose stanno proprio così: nella prima fase del nostro cammino siamo bruchi e poi arriva il periodo nero di inerzia che ci permette con il tempo di mutare in splendide e meravigliose farfalle.

giovedì 23 giugno 2016

Notte prima degli esami

“Cacchio! Sono stanco morto, ho cambiato le lenzuola, mi sono fatto una doccia calda, ho bevuto una camomilla, la balena non c'è.. aah caro letto! Ora cerchiamo di prendere sonno...

Okay, ho qualcosa che davvero non va. Ero convinto di prendere sonno e invece mi sembra di essermi appena svegliato. E con questo siamo a due notti di fila senza riuscire a chiudere occhio. Mmh, ieri notte non avevo niente di che, eppure non mi sono addormentato lo stesso. Normale! Stamattina è venuto a prendermi Dacius e siamo andati nel suo ufficio a Spinea per studiare. Perdendo, fra l'altro, un quarto d'ora a parlare di aneddoti passati di avventure extrascolastiche di altri tempi di altri posti ad ogni esercizio “difficile”. Shh, dettagli! A pranzo, mi ha portato in un ristorante volutamente antico.. si può dire 'volutamente'? .. dove mi sono riempito la panza al punto che mi sentivo incinta. Sai come ci si sente incinta? Poi siamo ritornati in ufficio ed abbiamo ripreso a studiare passando da estimo a matematica, che dall'espressione che assumeva il suo volto ho capito che non gradiva molto fare gli esercizi. Si avevamo intuito che presto avrebbe gettato la spugna e infatti annoiato decide che era troppo e che era arrivata l'ora di andare. Però oggi si è sforzato più di altri giorni, anche se potevamo fare molto di più. Quindi sulle 17.00 sloggiamo e sulla via del ritorno gli ho proposto che se la stazione non era tanto lontana, avrei preso volentieri il treno. Così avrebbe risparmiato fatica e sopratutto carburante.
Arrivati in stazione, con la sua impareggiabile bontà, non mi ha fatto neanche fare in tempo ad obbiettare che già aveva pagato il biglietto del treno. Nell'attesa ha deciso farsi tagliare i capelli da quei soliti parrucchietti africani impilati nelle solite viette dietro le stazioni, e io ho deciso di accompagnarlo. Mi sentivo in dovere di farlo, così per tenergli compagnia. Ma quando siamo arrivati c'era un fottio di gente e l'attesa è stata lunga. Alla fine, però, ne è uscito con un look giovanile e sopratutto molto contento: stava iniziando a detestare quei capelli bianchi.
Lo saluto e lo ringrazio al binario otto e tra la folla, attraverso i finestrini del treno, si dilegua. Aveva suggerito qualcosa come: ''sali di sopra è meglio!”. Voleva forse intendere che di sotto non avrei trovato posti a sedere e che sarebbe meglio salire di sopra? ''Saliamo su!” ho pensato. Una volta su, ho deciso di sedermi subito dopo le scale, così non avrei fatto la coda per scendere. Davanti a me c'è solo una ragazza al telefono, seduta dal lato più 'esterno'. Io mi sono seduto di fronte a lei, ma vicino al finestrino. Adoro perdere i miei pensieri oltre l'orizzonte, gli unici istanti in cui nemmeno il grillo parlante ha qualcosa da dire. Ehi!! Poco dopo si aggiunge un tipo dall'aria molto universitaria. Si siede davanti a me pensando forse, che posto di fronte ad una questione di vita o di morte, avrebbe preferito mille volte di più sedersi accanto a quella fighetta piuttosto che accanto ad un cinesino. O magari si sarebbe trovato in imbarazzo di fronte a lei ed ha preferito starle accanto evitando così i suoi sguardi che l'avrebbero fatto sudare allagando il vagone. Effettivamente non era il fascino fatta persona, ma chissà. Poco dopo arriva una tipa dai capelli rossi, un po' più grande di noi tre sicuramente. Si siede vicino a me per forza di cose. E così siamo full. Non passano troppi secondi prima di accorgermi di essere l'unico a non 'giocare' con il telefonino. Deluso dalla piega che sta prendendo il mondo, torno ad ammirare il paesaggio fuori. Ed a sprazzi di momenti, appoggiato al vetro, mi addormento.
Sapevo che dalla stazione di Padova mi sarebbe toccato fare una ventina di minuti di camminata. ”Ma che diavolo! Pensiamoci dopo!” ho pensato. Nel frattempo qualcosa ha iniziato a ruggire. Qualcosa si muove dentro la mia pancia. “Che cazzo è?! Sono ancora pieno.. strapieno.. forse liberare un po' di flatulenza.. ma se lo facessi davanti a queste persone mi verrebbe da ridere e di conseguenza mi scoprirebbero.. respira e trattieni.. Oh merda pare che lo stomaco stia facendo rumore adesso.. no no, sta facendo rumore! Quanto manca a casa?”. Nel frattempo fuori dal finestrino i paletti “corrono veloci, un po' come fanno il presente e il passato. Un attimo fa era presente adesso è passato. Prima era presente ora è passato. Presente e passato, presente e passato, presente e passato, present e passato, prese e passat, pres e pass pre pass prepass prpss prpsprpsprps quanto manca?”
Evitato l'oceano di gente all'uscita dal treno, mi sono diretto a passo veloce verso casa. Nonostante il caldo e la pancia gonfia da farmi camminare gobbo, proseguo spedito.
Il mio cane come al solito mi ha fatto le feste ed io le ho fatte a lui. Dopo le coccole e gli strusciamenti guancia guancia mi sono messo sotto la doccia. Acqua calda e via. Il prossimo passo?
Cambiare le lenzuola e via. Non me ne sono accorto sul momento ma inconsciamente stavo cercando a tutti i costi di prendere sonno per stanotte visto che domani c'è la prima prova. Quindi ho pensato: “perché non continuare a stancarci? Durante il secondo tempo di Croazia-Spagna, camomilla e via. Due? Naah, una basterà. Tanto sono già stanchissimo. Dopo la giornata di oggi vuoi che non riesca a prendere sonno? Anzi, forse dovrei preoccuparmi dato che se prendo sonno troppo tardi rischio di svegliarmi alle tre del pomeriggio. E così sia: dopo la partita a nanna.” Tornato dal passeggio quotidiano con il mio amico zampetta, come previsto durante il secondo tempo mi bevo la camomilla. “Mmh, cazzo rigore per gli iberici. E' ingiusto, speriamo la sbagli. Non possono vincere così. Allora doveva fischiare anche il mancato rigore di poco fa per i croati. No no, io adoro la Spagna ma non se la meritano. Spero proprio che la sbagli. Sono uno a uno dai, ci sta che se la giochino senza il fischietto arbitrino. Deve sbagliare. E la sbagliaaa! Bene, ora giocatevela in campo.
Due a uno per i croati. Bravi davvero. E ora a ninna o nanna. Nanna ninna ninna nanna. Salutiamo i miei e poi buttiamoci proprio a pesce sul letto, che domani sarà un'altra lunga giornata. Ah che bello il letto mio. E' proprio comodo. Ora dormo finalmente.”
Luce accesa.
E' tornata quella stronza di mia sorella. Vuoi vedere che la tiene accesa? Ora vediamo per quanto. Dunque.. mezzanotte e cinque.. si sbatti le cose brava, senza rispetto beene; apri l'armadio scorrevole okay, e fallo sbattere finché non attraversa il muro ottimo; nel frattempo cambiati e mettici dieci minuti mi raccomando; e perché no, vai in bagno e restaci anche! E intanto la luce rimane accesa, benissimo; ma poi dopo aver pisciato e fatto qualche rumore di proposito torna in camera per poi ritornare in bagno, proprio così bravissima; poi ovviamente non ti basta cercare qualcosa che non stai cercando, perciò, perfetto, fai scorrere n'altra volta l'armadio già che ci sei; ah giusto, il tuo letto sotto il mio, è così sporco che devi sbatterci sopra per pulire, che casalinga; poi, perché no, vai anche in salotto dalla madre a chiedere qualcosa tanto per chiedere, e intanto la luce è ancora accesa magnifico; ma poi ritorna pure con tutta la calma e portaci pure la mamma dietro e perlate pure a gran voce come se nessuno stesse cercando di dormire perché domani mattina ha un esame.
Mi rendo conto che reagire a questi piccoli e stupidi dispetti, dettati forse dall'inconscio se proprio vogliamo difenderti, con urla e vaffanculo a destra, e vai a cagare a manca, potrebbero solamente alimentare la tua vendetta infame perché tu sei stata rimandata e io sono in esame e farò l'università. O sorella cresci.”
Dopo venticinque minuti l'oscurità torna a regnare nella stanza. “Ora posso addormentarmi, huh?”
Ed ecco passi pesanti proveniente dal corridoio. La luce viene accesa di nuovo per una futile domanda di mio padre a mia sorella: “dormi là stanotte?”. Di fatti lei ha deciso di dormire sul letto della balena. “Bene, ma nessuno si è accorto in questa casa che Qualcuno domani deve sostenere una prova da sei ore e che vorrebbe arrivarci fresco e lucido?! Cristo Iddio!”
Luci di nuovo spente.
Musica.
E questo che cazzo è? Ma porca putt.. hmm è inutile incazzarsi.
Dai, voi stronzi là fuori! Alzate il volume forza! Fate festa, urlate, ridete tanto è quasi l'una e nessuno dorme a quest'ora!
Notte prima degli esami? Bella merda. Alla fine solo le 3.30 di notte, di là russano, fuori c'è silenzio e io sono l'unico che parla attraverso i tasti di questo stupido computer”.

domenica 12 giugno 2016

Sabato sera


“Ed eccomi qua, solo il sabato sera a bere vino rosso e a fumare sigarette da giro nella completa oscurità della notte. Accendo la sigaretta approfittando del rumore del motore di un'auto in accensione: così i vecchi non sentono l'attrito dentato dell'accendino. Accavallo le gambe per stare più comodo ed ingobbo naturalmente la schiena, che per via del peso della capoccia e della gravità tende verso il basso; mentre con una mano tengo fra le dita la sigaretta e con l'altra il buon bicchiere di alcol, che quasi trabocca dallo stesso. “Beviamone un po'” ho pensato. E ora?

Gli occhi quasi mi si chiudono da quanto ho bevuto, però non ho ancora sonno. Come sempre a quest'ora. C'è ancora spazio per pensare a qualcosa. E così, in una posizione innaturale per il mio povero corpo, fisso un punto di fronte a me, fra il pavimento e la dispensa. Se qualcuno di casa mi vedesse ora si chiederebbe cosa stia facendo sveglio alle tre e mezza di notte in cucina e si risponderebbe inconsciamente all'istante che effettivamente non sto facendo nulla (a parte bere e fumare) e poi arriverebbero i 'perché' incazzati. Non capirebbe e sbaglierebbe alla grande. In realtà in quel nulla, tra il pavimento e la dispensa, scorrono nella mia mente immagini di situazioni completamente sfortunate: ogni cosa che faccio, la sfortuna, o il caso che non è assolutamente dalla mia parte, è subito pronto a cambiare le sorti. Anche se le probabilità tendono totalmente all'opposto. “Per Dio!”. Come per altri istinti, in situazioni analoghe, mi sarebbe venuto da chiedermi perché senza arrivare ad una risposta. E mi sarei disperato. Ma adesso non più, le cose succedono e basta. Perciò non avrebbe senso abbattersi o incazzarsi: sarebbe solo tutto stress gratuito. A volte però è difficile non sclerare, specie se tutto quanto va in merda. Anche le più semplici cose. Anche se pensandoci meglio, alla fine è comunque inutile. Ma qual è il mio ruolo? Chi sono veramente io? Qual è il mio talento? La parte migliore di me, qual è? Forse sono destinato a vagare in queste terre a porre interrogativi senza riuscire a dare risposte. Poi ho pensato che forse è solo questo periodo, che è comune in questa era, che ancora il mio momento deve arrivare: quell'ascesa nel mondo che mi permetterebbe di non sentirmi più solo in questa vita. Eh già, tra non molto si aprirà una porta gigantesca che potrebbe portare ad una realtà del tutto nuova, inesplorata, sconosciuta. La cosa un po' la temo, forse perché non gradisco molto i cambiamenti. Ma se vogliamo dare un taglio netto a queste situazioni, devo crearmela la mia fortuna, o sfruttare con astuzia il caso a mio vantaggio. Forse sbaglio a pensare che sarebbe stato meglio se fossi deceduto in quel letto d'ospedale molto tempo fa. Forse c'è un motivo se sono sopravvissuto. Ma se parlassi così, risulterebbe un pensiero infantile e contraddittorio dato che continuo a ribadire che tutto succede a caso. Forse, in effetti, il senso di quella volta lo devo dare io oggi e domani. Che effettivamente, in ultima analisi, tutto è caso. Molte persone soffrono la solitudine. Io ho imparato ad apprezzarla con il tempo, e sinceramente anche con l'alcol. Adesso c'è della gente che ride divertita fuori da quella finestra, come se non avessero pensieri che tendono a renderli tristi. Una volta li invidiavo, e avrei provato timore ad usare questo termine. Perché avrei capito che non avrei mai ottenuto quella spensierata felicità, quella vita che dà significato alla parola vita, al di là della mia finestra. Adesso no, le cose son cambiate. Vedo le cose con occhi nuovi e capisco che forse, in realtà, hanno più problemi di me e che li nascondono ridendo. La cosa mi dà conforto, perché lo faccio spesso anch'io cazzo! Con l'unica differenza che io mi son sempre sentito solo anche in compagnia. Forse dipende tutto dal carattere, o forse è così e basta. Certa gente, beve per dimenticare. Il mio bere è diventato uno strumento per stimolare più intensamente i pensieri (non che fumare sia da meno) però è molto più accessibile, e dannoso per il mio fegato. A pensarci forse sarebbe meglio andare al computer e scrivere questi pensieri. Chissà che domani li legga e mi faccia una risata, così per trovarmi un po' simpatico. Prima però, questo bicchiere va riempito”

giovedì 9 giugno 2016

Io e Me


"07:49, parole, gente, birre, cibo, correre, telefono, errori, testa, occhi, frasi, amici, casa, macchina, scrivere, conflitti, orologio, sigaretta,
E' tutto molto confuso vero? E' l'effetto del tuo amico alcol, lo sai bene.
Cos'è successo?
Dunque, vediamo.. E' iniziato tutto per caso, in una frazione di secondo e tu volevi soltanto che sapesse che effetto ha avuto su di te. Conoscevi bene la situazione e volevi lasciarle un messaggio buttato là, punto e basta. Ma poi le cose sono andate diversamente. Da un errore non tuo, le cose sono peggiorate. Hai perso il controllo, la ragione, la lucidità. Sei stato avvelenato, ti sei lasciato avvelenare. Eppure avevi tutto lo slancio per evitare tutto questo. Sei un masochista.
Si ma come è possibile? Io ho osservato e tutto, ogni cosa, sembrava andare a mio favore. Per una volta le cose avevano un senso ed era tutto così chiaro..
Ascolta, io per te adesso rappresento la ragione. L'unica autorità razionale che in questo momento devi tenere assolutamente in considerazione e prestare ascolto. Perché tu sei perso, mentalmente intendo. L'unica cosa certa è che fuori piove. Mentre dentro la tua testolina malata c'è un oceano di cose in eterna tempesta. Connessioni elettriche neuronali senza fondamento. Non è solo di questo periodo, credo che tu sia sempre stato così: un muro di fiori. Ma ora basta: bisogna fare chiarezza.
Fermo un attimo. Io non credo di aver sbagliato proprio in niente, perché è questo che mi stai dicendo no?. E' assolutamente normale provare cose positive in questa vita. Ho avuto una visione del mondo magnifica. Avevo assolutamente il controllo della situazione e più osservavo più avevo conferme. Le teorie tendevano sempre più ad avere certezze, poco alla volta, ogni giorno. Non è colpa mia se questo modo di vedere le cose non è compresa da nessuno al di fuori del mio cranio.
Ed è proprio qui che ti sbagli. Solo il fatto di non renderti conto che sei chiuso dentro il tuo cranio fa sì che ti trovi pienamente oltre il già sottile confine fra la razionalità e la pazzia. Tra realtà e sogno. Non sto dicendo che quello che pensi sia brutto. Anzi, è davvero ammirevole come funzioni la tua testa. Se la realtà assecondasse i tuoi pensieri sarebbe tutto magnifico. Ma ti voglio fare una domanda: che mondo è un mondo tutto magnifico? Tu dirai: un paradiso! E non sbaglieresti affatto. Però devi comprendere che a volte, spesso, quasi sempre nel tuo modo di vedere le cose, il magnifico si mescola facilmente con la fantasia. Un po' come il rosso con il giallo, o il verde con il blu: ti danno bei colori è chiaro, ma non sono la realtà. Non è paradiso. C'è da capire che la realtà è anche marrone merda. E tu devi essere abbastanza sveglio da trovare un equilibrio nelle cose e non lasciarti prendere dalle emozioni. E se devo dirtela tutta, eri anche messo bene. Avevi equilibrio sì. Ma hai snobbato tutto e ora zoppichi.
E se le cose fossero andate come volevo come parleresti adesso?
Ma le cose non sono andate come volevi. Non hai calcolato la possibilità che stesse soltanto assecondando i tuoi pensieri facendo leva su quello che provi per smascherarti? Ci hai pensato ma hai scartato questa idea abbastanza in fretta. Il tuo cervello era proiettato verso una direzione mentre la realtà era curvata verso un'altra. La sensazione era che stessi andando dritto, ed è stato bello Dio Santo, ma in realtà venivi deviato lontano.
D'accordo, ma questo non è errare. Se io stavo andando dritto ma lo spazio era curvo ed io di conseguenza venivo deviato è stupido non pensare che ciò avveniva per cause di forza maggiore, per cause che vanno al di là del controllo. Forse non mi stai seguendo. Io, paradossalmente, ti sto dicendo che pur avendo avuto la razionalità nell'irrazionale, e sai bene che lavoro logico e sensato c'è stato dietro, il fattore caso non può essere controllato. Ci ho provato e non è andata: pazienza! Dentro questo cranio non sono malato o se lo sono, è una sana malattia, e credo di comprendere anche te, o mia Coscienza, in questo insieme. Per quanto tu possa affermare il contrario, io avrò sempre questa visione nelle cose. C'è del bello in questa mia realtà, e poco m'importa se non è compresa. Anzi, è bello sapere di essere l'unico in grado di pensare a certe cose, di fare certe cose. Di sentire la brezza della vita sul viso prima di spegnersi. Di rendere reale ciò che poco prima era solo pensiero di velluto. E' un privilegio ed è questa la nostra vittoria: sapere di essere in grado di dare colore in un mondo così grigio, di tirare fuori gli attributi e non tirarsi mai indietro. Forse è il mondo ad essere malato e noi da futuro psicologo non possiamo fare altro che cercare di guarirlo. Ma prima di aiutare il mondo, sono d'accordo con te, che dentro questa testa bacata vanno chiarite cose ancora all'oscuro alla coscienza. Ci siamo molto vicini, ed abbiamo dalla nostra, la fortuna di possedere l'autoanalisi: strumento base per capire noi e il mondo. O il nostro mondo? La verità è che bisogna essere anche un po' folli per vivere in questa realtà pervasa dalla normalità"

domenica 5 giugno 2016

Ali


Eccolo lì. Il più grande di tutti. Me lo sto immaginando scortato da guardie di sicurezza che entra con la sua veste bianca circondato da allenatori e giornalisti, mentre saltella con fare strafottente. Si poteva dargli del bastardo, ma solo perché aveva un carattere forte. Per gli avversari, forse, era anche stronzo. Per la folla invece era tutt'altro. La folla lo acclamava, urlava il suo nome in coro che sembrava diventare più grande della sua stessa fama. Ma sopratutto, la folla lo amava perché aveva saputo stupire ed incantare il mondo con le sue abilità: pura applicazione pensiero-corpo.
Lui era Ali.

30 Ottobre 1974. Kinshasa, Congo. Fa un caldo tropicale e la massa di gente contribuisce ad aumentare il calore percepito. E' l'incontro più atteso di tutti i tempi, denominato: “The rumble in the jungle”.
Ali è tornato da poco nel mondo della boxe, dopo tre anni di forzata inattività. Vuole dimostrare che è ancora lui il numero uno. Torna per il titolo che gli apparteneva e lo rivuole a tutti i costi. Sembra ritrovato: fisico atletico e definito, sul metro e novantadue per un duecentosedici libbre niente male. Ma davanti, c'è un muro colossale di un metro e novantadue anch'esso, per duecentoventi libbre di massa muscolare di nome George Foreman, fresco dei sui venticinque anni contro i trentadue di Ali, sulla via del tramonto per il parere di qualcuno. Durante l'assenza del più grande di tutti, Big George, nel frattempo, aveva fatto strada spianata verso il titolo, battendo ogni avversario in non più di quattro round. Gli stessi avversari di Muhammad, quali Frazier, Norton, Roman ( i più noti mastini da combattimento), furono demoliti sia fisicamente che psicologicamente, dalle martellate del neo campione. Questo, Muhammad lo sa benissimo. Per questo nel ring gli lancia insulti, gli urla addosso, lo prende in giro a squarciagola per intimorirlo e distrarlo. George, impassibile, si limita a fissarlo in silenzio. Ha la classica faccia del grosso e cattivo, quello rissaiolo. Non dice niente. Farà parlare presto i suoi guantoni, in modo che Ali li senta e chiuda il becco.
I primi round sono all'insegna dell'incasso: Foreman che le dà ad Ali alle corde. E sono pugni pesanti al volto, allo stomaco, ai fianchi. Ma Ali regge, si chiude a riccio per attutire quei colpi devastanti. E perché no, trova anche il tempo per sfotterlo. Sembra spacciato perché è costantemente alle corde, pressato dalla mole schiacciante di Big George. La gente non capisce perché Ali combatte passivamente e continua a prenderle. Forse è tutto premeditato. Ma poi, a sorpresa, a neanche metà match, il bozzolo si schiude ed accende l'entusiasmo dell'intero stadio come una fiamma luminosa della vittoria nell'ombra di una sconfitta che fino a pochi istanti prima sembrava certa. E quel che ne esce è una creatura danzante come una farfalla e pungente come un ape: Ali inizia a danzare sulle ali dei piedi e la folla a cantare a gran voce: “Ali bomaye! Ali bomaye!”. Muove le gambe, gira attorno all'avversario che sembra avere adesso perso lucidità, velocità e potenza. Evita i suoi pugni. Sì, li evita proprio tutti. Ali, su quel ring, inizia a vedere tutto dell'avversario: la guardia semi aperta, le gambe affaticate, l'espressione di stanchezza e spossatezza nel suo volto, il sudore che gli gronda dal viso, i pugni che fa partire. Ali sa benissimo che da parte sua ha l'atleticità, che in pochi nel settore dei pesi massimi posseggono. E ha deciso di sfruttarlo al momento opportuno, con intelligenza, con astuzia, stancando prima Foreman. E così, a venti secondi dalla fine dell'ottavo round, riesce ad uscire dalla morsa di Big George, e come in un contropiede, riesce a sferrargli diversi pugni al volto, fino a stenderlo per sfinimento.
Anche se ho visto questo incontro solamente in un video, mi sembra di sentirne l'atmosfera, i colori, gli odori e le sensazioni di trovarsi veramente in quello stadio in quell'epoca, che solamente per la fortuna della gente che l'ha vissuto, riecheggiano nella memoria come sensazioni che accarezzano il cuore. Si prova onore e nostalgia allo stesso tempo per essere stati presenti; ed invidia, per quelli che non sono riusciti a far parte di quell'evento unico che non tornerà mai più indietro e mai si ripeterà. L'unica consolazione, forse, è quello di aver visto ogni video delle sue imprese nei suoi più celebri incontri. No, forse la vera consolazione è quello di essergli stato contemporaneo, seppur per poco, e sentire a pelle la grandezza che ha raggiunto e che nessuno raggiungerà mai; e poter dire con orgoglio un domani: 'io c'ero quando Ali era ancora vivo!'.

venerdì 27 maggio 2016

Tempo

"Che cos'è il tempo? Esiste veramente o è solamente un concetto umano? E anche se esistesse veramente, deve aver avuto per forza un inizio. E se ha avuto un inizio potrebbe finire come no. Ma anche se avesse avuto un inizio, che per la fisica viene attribuito al Big Bang, non si potrebbe pensare che il tempo scorresse anche quando non vi era nulla? E se non vi era nulla, quanto tempo ci è voluto per creare una scintilla? E se tutto, invece, collassasse, quanto tempo rimarrebbe al nulla perché si ricrei luce nell'oscurità? E' una teoria molto gettonata che spazio e tempo si siano formati in uno scontro di particelle e che quindi è impossibile definire il prima. E se il tempo facesse parte di uno schema ben più ampio? Che anche quando non c'è niente, il tempo passa finché non si crea energia? Certo, è stato provato che allungando lo spazio, il tempo si dilata, ma questo non riguarda solamente il nostro universo? Derivano da osservazioni del mondo circostante, ma se il tempo in realtà esistesse da sempre? Si può quantificare a che tempo siamo? In quale era del tutto ci troviamo? Si può determinarne l'inizio o la fine? Forse è del tutto limitativo affermare che tutto è cominciato col Big Bang. Sì tutto quello che vediamo si è creato. Tutta la materia dell'universo era una cosa sola. Ed è bello pensare che io e il mio cane un tempo eravamo una cosa sola. Così come inversamente è brutto pensare che io e Hitler eravamo una cosa sola. Ma se il concetto di tempo fosse esterno a noi che apparteniamo a questo universo o degli insiemi di multiversi? Che questo tempo fosse connesso a tutti gli universi? Forse, in realtà il concetto di tempo non basterebbe per definire tale cosa, tempo in quanto andrebbe oltre ogni pensiero. Chiamiamolo Tempo assoluto. E se dobbiamo chiamarlo il tempo, tempo assoluto, lo spazio, lo chiameremo spazio assoluto. Se dovessimo prendere un foglio di carta completamente nera che rappresenterà lo spazio assoluto, il tempo assoluto sarà presente per tutta l'area del foglio e quindi dello spazio assoluto. Per un concetto infinitesimale supponiamo che il tempo assoluto e lo spazio assoluto siano sempre esistiti. E quindi che la carta nera sia sempre esistita ed è infinita. Ora se prendiamo una penna e facciamo pressione sulla carta, essa si bucherà creando spazio nello spazio assoluto. E nel momento in cui la punta della penna tocca la carta ed esercita pressione su di essa, quell'esatto istante, potremmo attribuirlo al secondo di Planck. E quando la penna ci passerà completamente attraverso carta, o meglio quando un buco sarà formato, un universo è formato. Ora si potrebbe giocare di fantasia: si possono fare buchi sempre più grandi fino coprire la carta nera, anzi a sostituirla. Forse in effetti sarebbe meglio fare una correzione e sostituire allo spazio, spazio materiale, e spazio assoluto, spazio immateriale. E quindi rimarrebbe un solo concetto di assoluto, che è quello del tempo. Quindi ricollegandoci al discorso di prima si potrebbe avere uno spazio materiale che sostituisce quello immateriale. Oppure buchi di diverse dimensioni. O ancora, collegare due o più buchetti per formarne uno grande. Alla fine non è tanto diverso da quello che sta succedendo là fuori. Perciò secondo tale ipotesi, noi siamo arrivati al punto in cui un buco sulla carta nera è stato formato circa quattordici di miliardi di anni fa e non sappiamo per quanto potrà espandersi, o se, al contrario, si contrarrà chiudendo ad esempio il buco formato togliendo la penna, o se si unirà ad altri buchi. Per noi essere umani, quindi, il tempo è iniziato dalla pressione di una penna. Ci saranno quindi universi-buchi più giovani o più vecchi. E il concetto di tempo relativo calza a pennello. Però d'altra parte, seguendo questa teoria puramente fantasiosa, c'è già un tempo che scorre, un tempo che accomuna tutto, di cui l'entità non ci è nota, quello assoluto. E anche se prendessimo in considerazione un concetto finito dello spazio-tempo, essa diverrebbe un sottoinsieme di quello assoluto. Quindi possono esserci enne spazio-tempo per un unico spazio-tempo-assoluto, che per un concetto finito di spazio-tempo-assoluto possiamo immaginarlo come la fabbricazione di un foglio di carta nera. Quanto si impiega a creare una carta? Ed ecco quindi che possiamo tornare a giocare di fantasia: si può credere l'esistenza di un'entità divina o semplicemente superiore che crei la carta e quindi la realtà che vediamo. Ma allora qua emergono altre domande: può creare una sola carta o infinite carte? E se creasse infinite carte quanti tempi assoluti dovrebbero esserci?
Oppure può essere che tutto è un programma frutto di una tecnologia inarrivabile. Ma anche facendo queste considerazioni, io non riesco a levarmi l'idea che pure per loro, per i creatori, se ci sono, il tempo esista. Possiamo anche togliere lo spazio e immaginare che tutto quanto sia psiche. Ma anche così mi fa supporre che esista, anche per l'artista che ha 'pensato' al tutto, il tempo. Sono convinto che in un modo o nell'altro il tempo esista, anche dapprima al Big Bang. E che governi il creato, che sia per casualità o frutto di calcoli complessi, seguendo una legge indifferente. Tutto scorre: non importa chi rimane indietro, vivo o morto, il tempo scorre. Non importa se una stella esplode o se un asteroide colpisce la Terra, il tempo scorre. Al tempo non frega un cazzo. Lui correrà sempre. E anche se pensiamo di essere in tempo, in realtà abbiamo perso abbastanza attimo per essere già in ritardo. Io riesco a vedere il tempo come un'entità perfida: esso ci fa soffrire anche quando ci si diverte facendo sembrare che il tempo non basti mai, o viceversa, ci fa soffrire ugualmente, ma il tempo sembra non passare mai anche se si tratta solo di pochi minuti. Ed ancora, il tempo è peggio dei buchi neri perché per quanto possano essere lontani, nessuno di essi sarà mai in grado di nuocere ad un essere vivente (a meno che uno non si avvicini troppo all'orizzonte degli eventi se no è proprio una patacca). Il tempo invece sì. Non solo porta via con sé le persone che amiamo, ma fa soffrire anche quelle attorno. Perché poi non gli basta questo: il tempo guarisce ma poi ti frega di nuovo. Come se giocasse all'altalena con le tue emozioni. Ed un domani, si porterà via tutto il conosciuto. Per poi ricreare nuova conoscenza e poi distruggerla ancora e così via. Certo, è da stupidi attribuirgli questa "coscienza" delle cose. Forse c'è soltanto da capire che le cose succedono e basta. Quante volte si ha avuto sfiga e ad essere stati maledetti sono gli ormai varie divinità di ogni genere o specie creato dall'uomo? Se avessi capito prima che le cose succedessero e basta mi sarei incazzato di meno. Quante volte è stato rifiutato un amore perché era troppo complicato? E se invece bastava un approccio razionale con un giusto tocco di romanticismo per risolvere tutto? Quante volte è stato rifiutato un'offerta che poi si è rivelata conveniente? Alla fine che cosa sono sette anni rispetto "all'infinità" del tempo? Dopo queste considerazioni preferireste ancora rimanere a guardare sapendo che finita questa vita è come se qualcuno spegnesse la luce e voi foste obbligati a dormire in eterno? Forse è proprio così: la vita è un sogno oppure il sogno è la vita, a seconda dei punti di vista. Si fanno bei sogni e si fanno incubi. E facendo un sogno si possono fare due cose: guardare sognando oppure agire sognando. Io ho provato personalmente a controllare un sogno che solamente una volta è riuscito. Il resto è solo guardare. Applicare l'agire nella realtà è più semplice. Bisogna abbattere solamente il Super-io, per avere il coraggio di osare. Ovviamente non voglio incitare nessuno alla violenza e fare cose che possono nuocere agli altri perché questo 'dono di vivere' è così raro nell'universo che va preservato a tutti i costi. Quindi fare guerre è assolutamente inutile, infantile e primitivo. Piuttosto, è un invito alla riflessione. Con questo nuovo concetto di tempo tutto mio, capisco in maniera più marcata quanto poco è, in realtà, il tempo a mia disposizione per ammirare la meraviglia del mondo che mi circonda e viverla in prima persona; e quanto ne ho sprecato per fare le scelte peggiori. Vorrei rimpiangere certe cose del passato, riprenderle e rifarle per cambiarle, per agire diversamente. Però in realtà le rifiuto, perché capisco che fa parte dell'esperienza. E che indietro non si può tornare. E forse non starei nemmeno scrivendo queste cose se le cose fossero andate diversamente. Non sarei me. Perciò farò anch'io come il tempo. Me ne fotto e vado avanti. Ma da adesso con un occhio di riguardo alle cose: stimolare la fantasia per arrivare laddove la realtà trova i suoi limiti e sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione per stimolare la mente, la scatola in cui i miei pensieri non hanno limiti."

mercoledì 18 maggio 2016

La Luna

"Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te.."
-La vita è meravigliosa.


"La luna. L'ho vista un sacco di volte, ma mai così. Così.. così.. bella! E così anche sola. Se volessi potrei prenderla in qualsiasi momento. Indossare la tuta, allacciare le cinture e partire. Ma che gusto ci sarebbe? Non è meglio ammirarla da lontano nella sua bellezza più totale prima di fare questo viaggio? Già..
Adesso splende come non avevo mai visto. Forse non l'ho mai guardata bene in effetti. E' sola e luminosa nel cielo. Non ci sono altre stelle intorno che potrebbero distrarmi. Io ho occhi soltanto per lei. E capisco la perfezione del creato. Non ci sono errori o sbavature. Tutto funziona perfettamente e meravigliosamente, al pari di un sorriso. Tutto è in ordine e in disordine allo stesso tempo. Ma forse questo concetto in natura in realtà non esiste. Ci sono e basta. Così come lei c'è e basta. L'ho vista altre volte: coperta da nuvole, costellata di puntini luminosi intorno, piena, mezza, tre quarti. Ma adesso è bella piena e rossastra. Come se arrossisse perché la sto guardando. In effetti si comporta un po' come la ragazza che si piace: a volte si nasconde timida fra le nuvole ma poi riappare, altre volte è luminosissima come se cercasse attenzione, altre volte ancora è in mezzo alle altre stelle perché lei vuole capire su chi abbiamo gli occhi puntati. Ci sono anche alcune volte in cui sembra essere triste. E la cosa si nota più di quando è luminosa perché appare fiacca come abbattuta, turbata. E rende triste anche noi. Alla fine di tutto, però, lei sa che ci piace e allora ci seduce e quando fa la difficile non si vede. E quindi è anche un po' stronza. Forse prova anche lei la stessa cosa, solo che non sa come farcelo sapere. D'altra parte è solo un satellite. Di persone altrettanto ammaliate dalla sua bellezza ne avrà incontrate nel corso dei suoi lunghi anni. Da lassù, sicuramente avrà visto ogni tipo di uomo di ogni epoca. Ha visto uomini combattersi fra di loro in sella ai loro cavalli impugnando spada e scudo. Uomini volare nel cielo che ammazzano altri uomini. Ha visto anche uomini che hanno cercato di 'prenderla' e alcuni ci sono riusciti piantandoci una bandiera. Lei ha visto ogni tipo di uomo. E io, dal suo punto di vista, sono solo uno dei tanti occhi comuni che di tanto in tanto la osservano. E chissà, se da lassù, lontana nello spazio e nel tempo, si accorgerà di me."