<Vieni> si girò verso
di lei con il sorriso di un bambino che sembrava aver appena trovato un buon nascondiglio, e poi le prese la mano e le disse:
<andiamo lassù!>.
Lia si lasciò andare, quasi a
peso: lei più lo zaino da avventuriero che aveva in spalla. Il caldo e la lunga camminata fra i monumenti
le aveva tolto ossigeno e prosciugato ogni liquido. Sentiva il forte bisogno di una sosta. E quel punto
indicato dal suo compagno sembrava perfetto.
E così, dopo un percorso non
facile per via della pendenza, si sistemarono sulla parte alta della
collina, sotto l'albero. Charlie aveva deciso così, perché pensava
che lassù la vista fosse magnifica.
<Eh, caspita! Avevi proprio
ragione. Qua sotto si sta benissimo> disse Lia entusiasta.
I raggi del sole, che passavano fiocche fra le foglie, erano a malapena
percettibili a pelle, e ogni tanto un'ondata di aria fresca
dava loro conforto. Si erano accampati bene: telo, zainetti-cuscino,
cibo e acqua. E sigarette, quelle non le scordava mai Charlie.
Avrebbe scordato volentieri a casa il telefono o Lia piuttosto. “Non
c'è niente di meglio che assaporare una sigaretta nei momenti più
memorabili” osava dire sempre da sbronzo.
<Ehi piccola, la vuoi sentire
una storia divertente?>.
<Una donnina all'uni, ti ha
sedotto con i suoi occhi incantevoli, te la sei fatta e alla fine
baciandole il collo hai notato il pomo d'Adamo?> rispose Lia
ridacchiando di gusto.
<Ma questa non è divertente!>
esclamò Charlie <..però effettivamente, in aula c'..>
<Bastaaaaaa smettila!>.
<C'era una tipa..> Lia girò
la testa verso di lui, e dal basso verso l'alto, cercava il suo
sguardo dietro le lenti.
<Baciami>. E la baciò
appoggiando dolcemente le labbra alle sue.
<E ora sta zitto, anzi
raccontami quella storia>.
<Caspita! Abbiamo una donna
indecisa! In psicol..>.
<Dai scemo! Voglio sentire la
storia su!>.
<Okay, ahm.. la storia>
prese una pausa e poi continuò <Sono ossessionato da un numero>
fece una pausa impercettibile, giusto per cogliere un segno di
disappunto sul suo viso, che rimase, però, impassibile e poi riprese
<Ehm, sì lo so, non sembra divertente, ma fammi raccontare. 2013,
ero un cazzone! Un cazzone che si è fidanzato il 14 Dicembre 2013.
La storia con lei, beh, te la risparmio. Tanto è così lunga in
termini di eventi, e persino smielata, che ti faresti prendere da un
attacco di gelosia cronica. O forse ti addormenteresti, perché sai
che in fondo, sono solo echi del passato, e che nulla e nessuno torna
da così indietro nel tempo da urtarti in qualche modo. A meno che
non abbia un Tardis!>.
<Lo userei io per tornare
indietro e conoscerti prima di lei. E poi le strapperei i capelli>.
<Ma se tu mi incontrassi prima
di lei, non avrebbe senso strapparle i capelli visto che di fatto,
una volta tornato indietro, ancora non è successo nulla> disse
Charlie.
<E' successo nel futuro,
perciò se la merita una strappata di capelli!> ribatté Lia.
<Non è gelosia questa?>
stuzzicò Charlie.
<No!> rispose seccamente
Lia.
<Sic..>
<No!> interruppe Lia.
<No!>
<No!>
Charlie iniziò a stringerla fra
le sue braccia e iniziò a coccolarla amorevolmente.
<Charlie, lo so che pensi solo
a me e che hai scelto di rinunciare alla possibilità di avere di
meglio e per questo ti amo da morire, ma tu hai il brutto vizio di
attirare a te le donne. Ma non perché lo vuoi tu. E' il tuo
atteggiamento, secondo me, che le attira come una calamita. Hai idea di
come per me la cosa sia appagante e terrorizzante allo stesso tempo?>
chiese Lia con ironia.
<Puoi stare tranquilla. Io mi
innamoro seriamente>.
<Dai finisci la tua storia
divertente prima che ti salti addosso!>.
<Ehm, iniziamo dalla fine di
quella storia. Da un trauma così forte ho manifestato un insano
pensiero. Me ne sono reso conto praticamente in maniera del tutto
casuale, quando la prima fatalità ha indicato le 14:14 sul display
della mia barretta. Inizialmente ho deciso di ignorare tutto ma
quell'immagine, ora che ci penso, deve essere rimasto così impresso
nel mio inconscio che codificandolo, ha realizzato che quel numero per
me sanciva l'inizio di una storia importante che avrebbe avuto –
nella nostra visione di coppia- nell'anno 2014, l'anno nostro, ma
che tutto, poi, si era frantumato. Da allora non ho fatto altro che
'beccare' quel numero dappertutto: in un primo momento nei segna
tempi: costantemente 'appariva' il numero 14. Riflettendoci bene
forse Quel trauma, che si è esteso in maniera capillare nel mio
inconscio giorno dopo giorno, ha sviluppato in me un senso e
orientamento temporale estremamente preciso. Guardavo l'ora ed erano
le 16.14, dopo un po' erano le 19.14, poi 22.14 e così via.>.
<Assurdo di come il cervello
lavori> disse Lia stupita.
<Eh già. Ed è tutto
documentabile con numerosi postit da perfetto malato di mente sai? In
seguito il numero 14 si è manifestato in maniera persistente in
altri aspetti delle mie giornate: dal camion numero 14 durante la
passeggiata con il cane, nei film, nei cartoni animati, guardando Big
Bang Theroy quando hanno citato che il Carbonio, uno degli elementi
più diffusi nell'universo, appartiene al gruppo 14 oppure quando
hanno parlato del Silicio il quale numero atomico corrisponde al 14,
14 nei videogame, nei discorsi con amici, compagni e professori;
persino in Formula Uno, quando per la prima volta i numeri sulle
vetture potevano essere scelti dai piloti stessi ed Alonso, appena
approdato in Ferrari, scelse il 14; 14 è anche il numero di maglia
di un giocatore, che entrato nel secondo tempo segnò il gol
decisivo di una partita che non ricordo. Sicché, ad un certo punto,
in un luogo indefinito nel passato, ho deciso di fare mente locale e
di indagare su questo numero. Google non ha fatto altro che offrirmi
informazioni frutto del caso ma che il mio inconscio invece ha
immagazzinato bene prendendoli, forse, per superstizioni o per cose
metafisiche. Così sono venuto a sapere che il 14 corrisponde: al
mese ebraico di Nisan, giorno in cui morì Gesù, ad un simbolo
neonazista, al numero dei docenti universitari dissidenti al
giuramento di fedeltà al fascismo, ad un asteroide 14 Irene che
guarda caso, qualche tempo fa avevo un'amica Irene. Tutte
informazioni che non facevano altro che stimolare lo sviluppo,
partendo da un piccolo segnale per poi tramutarsi in sintomo, di una
insana malattia dando avvio anche a tutta una serie di conseguenze
psicopatologiche, in primis fra tutti l'insonnia, che prima di questo
evento non si era mai presentato in maniera così intensa. Per annullare gli effetti negativi del
primo trauma ci è voluto un altro trauma, un po' come la funzione dell'antidoto. E nonostante
abbia superato le difficoltà più grandi, il numero 14 continua a
palesarsi in alcuni aspetti delle mie giornate. Dal 7 di quel martedì
Giugno, al 7 di quel giovedì Luglio sembrava dare come risultato il
14 sempre di giovedì Luglio.
Poi ho pensato più in grande:
mentre ero seduto sul divano assieme al mio amico, assolto non solo
dalla nebbia fitta dei miei pensieri e avvolto nel silenzio della
'stecca' più funesta, continuavo a pensare a quel 7,7,14. Che cosa
mai poteva significare? Mi sono chiesto. Forse niente. Un 7+7=14. Come se il caso, o
la strana regola matematica che governa il caos, avesse deciso di
rivelarmi qualcosa. Allora ho pensato che forse, nonostante abbia
ricevuto segnali positivi dai suoi gesti in una prima fase, in
contrasto o in aggiunta, quella sottospecie di rifiuto che non era un
rifiuto ma sembrava un rifiuto nella seconda fase, tutto si giocava
il 14. Risultato? Eterna attesa. E poi, silenzio.
Da questo momento è come se la
mia mente fosse stata attraversata da un fascio di luce in cui ho
capito che il numero 14 può essere tranquillamente riprodotto
fisicamente dal genere umano: il numero 1 come una figura umana in
piedi, il 4 formando un triangolo con una gamba. Ovviamente non sono
saltato a conclusioni affrettate, proseguo sempre con minuziosi
calcoli prima di agire e mai prima di bere o fumare (che strano).
Perciò ho analizzato i numeri, e solo il 7 potrebbe avvicinarsi ad
una postura umana. Ma l'ho scartato, perché non c'è posizione
naturale che richiederebbe di essere obliqui per formare il 7. Da
qui, il pensiero che ogni cosa, ogni elemento, ogni particella del
tutto, tutto è matematica>.
<Lia?> provò a scuoterla
ma oramai aveva preso sonno. <Che strane queste donne: un attimo
prima vogliono saltarti addosso e l'attimo dopo russano>.
sabato 30 luglio 2016
mercoledì 20 luglio 2016
Noi, farfalle
C'è una fase nel nostro cammino che
amiamo definire "periodo nero". Fa parte di tutti quei
fenomeni inevitabili nella vita: prima o poi qualcuno lo vive. E' un
periodo nella quale la razionalità lascia spazio alla confusione. E'
un po' come guardare estasiato una cascata: tu sei fermo lì, meravigliato
dallo splendore della natura, mentre tutto il resto prosegue senza
pause. Le sensazioni ovviamente sono opposte, più cupe, più tristi.
Ti sembra quasi di nuotare controcorrente. T'impegni affinché le
cose vadano bene, ma più ti sforzi e più tutto quanto va in merda.
Razionalmente si potrebbe pensare che si stia sbagliando metodo, e
forse effettivamente è così, ma nel culmine della depressione i
pilastri della razionalità si sgretolano, anche per la mente più
resistente agli urti. E così, si rimane inerte. Si perdono ore,
giorni, settimane, mesi, anni e con essi legami con altre persone,
prima che quelle nubi scure vadano via. Sul momento non si sa che
fare, perché immerso nella confusione si sguazza anche con la
pigrizia. E' più facile lasciarsi cadere che alzarsi. Inizia così
la danza degli interrogativi senza risposte: ma perché questo, ma
perché quello. Per chi ha amici del cuore è più semplice scaricare
queste domande, perché insieme si può arrivare ad un confronto
costruttivo nella quale, a volte, si riesce a trovare una soluzione
che può fungere da insegnamento per entrambi. Per chi è solo
l'impresa è un po' più complicata. Anzi, difficilmente se ne esce.
Soprattutto pensando al fatto che un confronto con sé stesso porterà
sempre alla soluzione più semplice per il cervello. E quindi si
tenderà a fare sempre le stesse cose, gli stessi errori. La cosa
brutta è che sul momento ci sembra la soluzione migliore ma la
verità è che è solo un'illusione della mente. D'altro canto, detto
in maniera molto probabilistico, c'è una piccola percentuale di
persone che riesce a superare questo grosso ostacolo, a ribaltare la
situazione. In una prima fase esse si lasciano andare, come tutti, ma
poi, con il tempo, riescono a rendersi conto del metodo sbagliato di
affrontare le cose. E allora cambiano, come la muta di un bruco in
farfalla. Forse le cose stanno proprio così: nella prima fase del
nostro cammino siamo bruchi e poi arriva il periodo nero di inerzia
che ci permette con il tempo di mutare in splendide e meravigliose farfalle.
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