"Che cos'è il tempo? Esiste
veramente o è solamente un concetto umano? E anche se esistesse
veramente, deve aver avuto per forza un inizio. E se ha avuto un
inizio potrebbe finire come no. Ma anche se avesse avuto un inizio,
che per la fisica viene attribuito al Big Bang, non si potrebbe
pensare che il tempo scorresse anche quando non vi era nulla? E se
non vi era nulla, quanto tempo ci è voluto per creare una scintilla?
E se tutto, invece, collassasse, quanto tempo rimarrebbe al nulla
perché si ricrei luce nell'oscurità? E' una teoria molto gettonata
che spazio e tempo si siano formati in uno scontro di particelle e
che quindi è impossibile definire il prima. E se il tempo facesse
parte di uno schema ben più ampio? Che anche quando non c'è niente,
il tempo passa finché non si crea energia? Certo, è stato provato
che allungando lo spazio, il tempo si dilata, ma questo non riguarda
solamente il nostro universo? Derivano da osservazioni del mondo
circostante, ma se il tempo in realtà esistesse da sempre? Si può
quantificare a che tempo siamo? In quale era del tutto ci troviamo?
Si può determinarne l'inizio o la fine? Forse è del tutto
limitativo affermare che tutto è cominciato col Big Bang. Sì tutto
quello che vediamo si è creato. Tutta la materia dell'universo era
una cosa sola. Ed è bello pensare che io e il mio cane un tempo
eravamo una cosa sola. Così come inversamente è brutto pensare che
io e Hitler eravamo una cosa sola. Ma se il concetto di tempo fosse
esterno a noi che apparteniamo a questo universo o degli insiemi di
multiversi? Che questo tempo fosse connesso a tutti gli universi?
Forse, in realtà il concetto di tempo non basterebbe per definire
tale cosa, tempo in quanto andrebbe oltre ogni pensiero. Chiamiamolo
Tempo assoluto. E se dobbiamo chiamarlo il tempo, tempo assoluto, lo
spazio, lo chiameremo spazio assoluto. Se dovessimo prendere un
foglio di carta completamente nera che rappresenterà lo spazio
assoluto, il tempo assoluto sarà presente per tutta l'area del
foglio e quindi dello spazio assoluto. Per un concetto infinitesimale
supponiamo che il tempo assoluto e lo spazio assoluto siano sempre
esistiti. E quindi che la carta nera sia sempre esistita ed è
infinita. Ora se prendiamo una penna e facciamo pressione sulla
carta, essa si bucherà creando spazio nello spazio assoluto. E nel
momento in cui la punta della penna tocca la carta ed esercita
pressione su di essa, quell'esatto istante, potremmo attribuirlo al
secondo di Planck. E quando la penna ci passerà completamente
attraverso carta, o meglio quando un buco sarà formato, un universo
è formato. Ora si potrebbe giocare di fantasia: si possono fare
buchi sempre più grandi fino coprire la carta nera, anzi a
sostituirla. Forse in effetti sarebbe meglio fare una correzione e
sostituire allo spazio, spazio materiale, e spazio assoluto, spazio
immateriale. E quindi rimarrebbe un solo concetto di assoluto, che è
quello del tempo. Quindi ricollegandoci al discorso di prima si
potrebbe avere uno spazio materiale che sostituisce quello
immateriale. Oppure buchi di diverse dimensioni. O ancora, collegare
due o più buchetti per formarne uno grande. Alla fine non è tanto
diverso da quello che sta succedendo là fuori. Perciò secondo tale
ipotesi, noi siamo arrivati al punto in cui un buco sulla carta nera
è stato formato circa quattordici di miliardi di anni fa e non
sappiamo per quanto potrà espandersi, o se, al contrario, si
contrarrà chiudendo ad esempio il buco formato togliendo la penna, o
se si unirà ad altri buchi. Per noi essere umani, quindi, il tempo è
iniziato dalla pressione di una penna. Ci saranno quindi
universi-buchi più giovani o più vecchi. E il concetto di tempo
relativo calza a pennello. Però d'altra parte, seguendo questa
teoria puramente fantasiosa, c'è già un tempo che scorre, un tempo
che accomuna tutto, di cui l'entità non ci è nota, quello assoluto.
E anche se prendessimo in considerazione un concetto finito dello
spazio-tempo, essa diverrebbe un sottoinsieme di quello assoluto.
Quindi possono esserci enne spazio-tempo per un unico
spazio-tempo-assoluto, che per un concetto finito di
spazio-tempo-assoluto possiamo immaginarlo come la fabbricazione di
un foglio di carta nera. Quanto si impiega a creare una carta? Ed
ecco quindi che possiamo tornare a giocare di fantasia: si può
credere l'esistenza di un'entità divina o semplicemente superiore
che crei la carta e quindi la realtà che vediamo. Ma allora qua
emergono altre domande: può creare una sola carta o infinite carte?
E se creasse infinite carte quanti tempi assoluti dovrebbero esserci?
Oppure può essere che tutto è un
programma frutto di una tecnologia inarrivabile. Ma anche facendo
queste considerazioni, io non riesco a levarmi l'idea che pure per
loro, per i creatori, se ci sono, il tempo esista. Possiamo anche
togliere lo spazio e immaginare che tutto quanto sia psiche. Ma anche
così mi fa supporre che esista, anche per l'artista che ha 'pensato'
al tutto, il tempo. Sono convinto che in un modo o nell'altro il
tempo esista, anche dapprima al Big Bang. E che governi il creato,
che sia per casualità o frutto di calcoli complessi, seguendo una
legge indifferente. Tutto scorre: non importa chi rimane indietro,
vivo o morto, il tempo scorre. Non importa se una stella esplode o se
un asteroide colpisce la Terra, il tempo scorre. Al tempo non frega
un cazzo. Lui correrà sempre. E anche se pensiamo di essere in
tempo, in realtà abbiamo perso abbastanza attimo per essere già in
ritardo. Io riesco a vedere il tempo come un'entità perfida: esso ci
fa soffrire anche quando ci si diverte facendo sembrare che il tempo
non basti mai, o viceversa, ci fa soffrire ugualmente, ma il tempo
sembra non passare mai anche se si tratta solo di pochi minuti. Ed
ancora, il tempo è peggio dei buchi neri perché per quanto possano
essere lontani, nessuno di essi sarà mai in grado di nuocere ad un
essere vivente (a meno che uno non si avvicini troppo all'orizzonte
degli eventi se no è proprio una patacca). Il tempo invece sì. Non
solo porta via con sé le persone che amiamo, ma fa soffrire anche
quelle attorno. Perché poi non gli basta questo: il tempo guarisce
ma poi ti frega di nuovo. Come se giocasse all'altalena con le tue
emozioni. Ed un domani, si porterà via tutto il conosciuto. Per poi
ricreare nuova conoscenza e poi distruggerla ancora e così via.
Certo, è da stupidi attribuirgli questa "coscienza" delle
cose. Forse c'è soltanto da capire che le cose succedono e basta.
Quante volte si ha avuto sfiga e ad essere stati maledetti sono gli
ormai varie divinità di ogni genere o specie creato dall'uomo? Se
avessi capito prima che le cose succedessero e basta mi sarei
incazzato di meno. Quante volte è stato rifiutato un amore perché era troppo complicato? E se invece bastava un approccio razionale con
un giusto tocco di romanticismo per risolvere tutto? Quante volte è
stato rifiutato un'offerta che poi si è rivelata conveniente? Alla
fine che cosa sono sette anni rispetto "all'infinità" del
tempo? Dopo queste considerazioni preferireste ancora rimanere a
guardare sapendo che finita questa vita è come se qualcuno spegnesse
la luce e voi foste obbligati a dormire in eterno? Forse è proprio
così: la vita è un sogno oppure il sogno è la vita, a seconda dei
punti di vista. Si fanno bei sogni e si fanno incubi. E facendo un
sogno si possono fare due cose: guardare sognando oppure agire
sognando. Io ho provato personalmente a controllare un sogno che
solamente una volta è riuscito. Il resto è solo guardare. Applicare
l'agire nella realtà è più semplice. Bisogna abbattere solamente
il Super-io, per avere il coraggio di osare. Ovviamente non voglio
incitare nessuno alla violenza e fare cose che possono nuocere agli
altri perché questo 'dono di vivere' è così raro nell'universo che
va preservato a tutti i costi. Quindi fare guerre è assolutamente inutile, infantile
e primitivo. Piuttosto, è un invito alla riflessione. Con questo
nuovo concetto di tempo tutto mio, capisco in maniera più marcata
quanto poco è, in realtà, il tempo a mia disposizione per ammirare la
meraviglia del mondo che mi circonda e viverla in prima persona; e
quanto ne ho sprecato per fare le scelte peggiori. Vorrei rimpiangere
certe cose del passato, riprenderle e rifarle per cambiarle, per
agire diversamente. Però in realtà le rifiuto, perché capisco che
fa parte dell'esperienza. E che indietro non si può tornare. E forse
non starei nemmeno scrivendo queste cose se le cose fossero andate
diversamente. Non sarei me. Perciò farò anch'io come il tempo. Me
ne fotto e vado avanti. Ma da adesso con un occhio di riguardo alle
cose: stimolare la fantasia per arrivare laddove la realtà trova i
suoi limiti e sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione per
stimolare la mente, la scatola in cui i miei pensieri non hanno
limiti."