venerdì 27 maggio 2016

Tempo

"Che cos'è il tempo? Esiste veramente o è solamente un concetto umano? E anche se esistesse veramente, deve aver avuto per forza un inizio. E se ha avuto un inizio potrebbe finire come no. Ma anche se avesse avuto un inizio, che per la fisica viene attribuito al Big Bang, non si potrebbe pensare che il tempo scorresse anche quando non vi era nulla? E se non vi era nulla, quanto tempo ci è voluto per creare una scintilla? E se tutto, invece, collassasse, quanto tempo rimarrebbe al nulla perché si ricrei luce nell'oscurità? E' una teoria molto gettonata che spazio e tempo si siano formati in uno scontro di particelle e che quindi è impossibile definire il prima. E se il tempo facesse parte di uno schema ben più ampio? Che anche quando non c'è niente, il tempo passa finché non si crea energia? Certo, è stato provato che allungando lo spazio, il tempo si dilata, ma questo non riguarda solamente il nostro universo? Derivano da osservazioni del mondo circostante, ma se il tempo in realtà esistesse da sempre? Si può quantificare a che tempo siamo? In quale era del tutto ci troviamo? Si può determinarne l'inizio o la fine? Forse è del tutto limitativo affermare che tutto è cominciato col Big Bang. Sì tutto quello che vediamo si è creato. Tutta la materia dell'universo era una cosa sola. Ed è bello pensare che io e il mio cane un tempo eravamo una cosa sola. Così come inversamente è brutto pensare che io e Hitler eravamo una cosa sola. Ma se il concetto di tempo fosse esterno a noi che apparteniamo a questo universo o degli insiemi di multiversi? Che questo tempo fosse connesso a tutti gli universi? Forse, in realtà il concetto di tempo non basterebbe per definire tale cosa, tempo in quanto andrebbe oltre ogni pensiero. Chiamiamolo Tempo assoluto. E se dobbiamo chiamarlo il tempo, tempo assoluto, lo spazio, lo chiameremo spazio assoluto. Se dovessimo prendere un foglio di carta completamente nera che rappresenterà lo spazio assoluto, il tempo assoluto sarà presente per tutta l'area del foglio e quindi dello spazio assoluto. Per un concetto infinitesimale supponiamo che il tempo assoluto e lo spazio assoluto siano sempre esistiti. E quindi che la carta nera sia sempre esistita ed è infinita. Ora se prendiamo una penna e facciamo pressione sulla carta, essa si bucherà creando spazio nello spazio assoluto. E nel momento in cui la punta della penna tocca la carta ed esercita pressione su di essa, quell'esatto istante, potremmo attribuirlo al secondo di Planck. E quando la penna ci passerà completamente attraverso carta, o meglio quando un buco sarà formato, un universo è formato. Ora si potrebbe giocare di fantasia: si possono fare buchi sempre più grandi fino coprire la carta nera, anzi a sostituirla. Forse in effetti sarebbe meglio fare una correzione e sostituire allo spazio, spazio materiale, e spazio assoluto, spazio immateriale. E quindi rimarrebbe un solo concetto di assoluto, che è quello del tempo. Quindi ricollegandoci al discorso di prima si potrebbe avere uno spazio materiale che sostituisce quello immateriale. Oppure buchi di diverse dimensioni. O ancora, collegare due o più buchetti per formarne uno grande. Alla fine non è tanto diverso da quello che sta succedendo là fuori. Perciò secondo tale ipotesi, noi siamo arrivati al punto in cui un buco sulla carta nera è stato formato circa quattordici di miliardi di anni fa e non sappiamo per quanto potrà espandersi, o se, al contrario, si contrarrà chiudendo ad esempio il buco formato togliendo la penna, o se si unirà ad altri buchi. Per noi essere umani, quindi, il tempo è iniziato dalla pressione di una penna. Ci saranno quindi universi-buchi più giovani o più vecchi. E il concetto di tempo relativo calza a pennello. Però d'altra parte, seguendo questa teoria puramente fantasiosa, c'è già un tempo che scorre, un tempo che accomuna tutto, di cui l'entità non ci è nota, quello assoluto. E anche se prendessimo in considerazione un concetto finito dello spazio-tempo, essa diverrebbe un sottoinsieme di quello assoluto. Quindi possono esserci enne spazio-tempo per un unico spazio-tempo-assoluto, che per un concetto finito di spazio-tempo-assoluto possiamo immaginarlo come la fabbricazione di un foglio di carta nera. Quanto si impiega a creare una carta? Ed ecco quindi che possiamo tornare a giocare di fantasia: si può credere l'esistenza di un'entità divina o semplicemente superiore che crei la carta e quindi la realtà che vediamo. Ma allora qua emergono altre domande: può creare una sola carta o infinite carte? E se creasse infinite carte quanti tempi assoluti dovrebbero esserci?
Oppure può essere che tutto è un programma frutto di una tecnologia inarrivabile. Ma anche facendo queste considerazioni, io non riesco a levarmi l'idea che pure per loro, per i creatori, se ci sono, il tempo esista. Possiamo anche togliere lo spazio e immaginare che tutto quanto sia psiche. Ma anche così mi fa supporre che esista, anche per l'artista che ha 'pensato' al tutto, il tempo. Sono convinto che in un modo o nell'altro il tempo esista, anche dapprima al Big Bang. E che governi il creato, che sia per casualità o frutto di calcoli complessi, seguendo una legge indifferente. Tutto scorre: non importa chi rimane indietro, vivo o morto, il tempo scorre. Non importa se una stella esplode o se un asteroide colpisce la Terra, il tempo scorre. Al tempo non frega un cazzo. Lui correrà sempre. E anche se pensiamo di essere in tempo, in realtà abbiamo perso abbastanza attimo per essere già in ritardo. Io riesco a vedere il tempo come un'entità perfida: esso ci fa soffrire anche quando ci si diverte facendo sembrare che il tempo non basti mai, o viceversa, ci fa soffrire ugualmente, ma il tempo sembra non passare mai anche se si tratta solo di pochi minuti. Ed ancora, il tempo è peggio dei buchi neri perché per quanto possano essere lontani, nessuno di essi sarà mai in grado di nuocere ad un essere vivente (a meno che uno non si avvicini troppo all'orizzonte degli eventi se no è proprio una patacca). Il tempo invece sì. Non solo porta via con sé le persone che amiamo, ma fa soffrire anche quelle attorno. Perché poi non gli basta questo: il tempo guarisce ma poi ti frega di nuovo. Come se giocasse all'altalena con le tue emozioni. Ed un domani, si porterà via tutto il conosciuto. Per poi ricreare nuova conoscenza e poi distruggerla ancora e così via. Certo, è da stupidi attribuirgli questa "coscienza" delle cose. Forse c'è soltanto da capire che le cose succedono e basta. Quante volte si ha avuto sfiga e ad essere stati maledetti sono gli ormai varie divinità di ogni genere o specie creato dall'uomo? Se avessi capito prima che le cose succedessero e basta mi sarei incazzato di meno. Quante volte è stato rifiutato un amore perché era troppo complicato? E se invece bastava un approccio razionale con un giusto tocco di romanticismo per risolvere tutto? Quante volte è stato rifiutato un'offerta che poi si è rivelata conveniente? Alla fine che cosa sono sette anni rispetto "all'infinità" del tempo? Dopo queste considerazioni preferireste ancora rimanere a guardare sapendo che finita questa vita è come se qualcuno spegnesse la luce e voi foste obbligati a dormire in eterno? Forse è proprio così: la vita è un sogno oppure il sogno è la vita, a seconda dei punti di vista. Si fanno bei sogni e si fanno incubi. E facendo un sogno si possono fare due cose: guardare sognando oppure agire sognando. Io ho provato personalmente a controllare un sogno che solamente una volta è riuscito. Il resto è solo guardare. Applicare l'agire nella realtà è più semplice. Bisogna abbattere solamente il Super-io, per avere il coraggio di osare. Ovviamente non voglio incitare nessuno alla violenza e fare cose che possono nuocere agli altri perché questo 'dono di vivere' è così raro nell'universo che va preservato a tutti i costi. Quindi fare guerre è assolutamente inutile, infantile e primitivo. Piuttosto, è un invito alla riflessione. Con questo nuovo concetto di tempo tutto mio, capisco in maniera più marcata quanto poco è, in realtà, il tempo a mia disposizione per ammirare la meraviglia del mondo che mi circonda e viverla in prima persona; e quanto ne ho sprecato per fare le scelte peggiori. Vorrei rimpiangere certe cose del passato, riprenderle e rifarle per cambiarle, per agire diversamente. Però in realtà le rifiuto, perché capisco che fa parte dell'esperienza. E che indietro non si può tornare. E forse non starei nemmeno scrivendo queste cose se le cose fossero andate diversamente. Non sarei me. Perciò farò anch'io come il tempo. Me ne fotto e vado avanti. Ma da adesso con un occhio di riguardo alle cose: stimolare la fantasia per arrivare laddove la realtà trova i suoi limiti e sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione per stimolare la mente, la scatola in cui i miei pensieri non hanno limiti."

mercoledì 18 maggio 2016

La Luna

"Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te.."
-La vita è meravigliosa.


"La luna. L'ho vista un sacco di volte, ma mai così. Così.. così.. bella! E così anche sola. Se volessi potrei prenderla in qualsiasi momento. Indossare la tuta, allacciare le cinture e partire. Ma che gusto ci sarebbe? Non è meglio ammirarla da lontano nella sua bellezza più totale prima di fare questo viaggio? Già..
Adesso splende come non avevo mai visto. Forse non l'ho mai guardata bene in effetti. E' sola e luminosa nel cielo. Non ci sono altre stelle intorno che potrebbero distrarmi. Io ho occhi soltanto per lei. E capisco la perfezione del creato. Non ci sono errori o sbavature. Tutto funziona perfettamente e meravigliosamente, al pari di un sorriso. Tutto è in ordine e in disordine allo stesso tempo. Ma forse questo concetto in natura in realtà non esiste. Ci sono e basta. Così come lei c'è e basta. L'ho vista altre volte: coperta da nuvole, costellata di puntini luminosi intorno, piena, mezza, tre quarti. Ma adesso è bella piena e rossastra. Come se arrossisse perché la sto guardando. In effetti si comporta un po' come la ragazza che si piace: a volte si nasconde timida fra le nuvole ma poi riappare, altre volte è luminosissima come se cercasse attenzione, altre volte ancora è in mezzo alle altre stelle perché lei vuole capire su chi abbiamo gli occhi puntati. Ci sono anche alcune volte in cui sembra essere triste. E la cosa si nota più di quando è luminosa perché appare fiacca come abbattuta, turbata. E rende triste anche noi. Alla fine di tutto, però, lei sa che ci piace e allora ci seduce e quando fa la difficile non si vede. E quindi è anche un po' stronza. Forse prova anche lei la stessa cosa, solo che non sa come farcelo sapere. D'altra parte è solo un satellite. Di persone altrettanto ammaliate dalla sua bellezza ne avrà incontrate nel corso dei suoi lunghi anni. Da lassù, sicuramente avrà visto ogni tipo di uomo di ogni epoca. Ha visto uomini combattersi fra di loro in sella ai loro cavalli impugnando spada e scudo. Uomini volare nel cielo che ammazzano altri uomini. Ha visto anche uomini che hanno cercato di 'prenderla' e alcuni ci sono riusciti piantandoci una bandiera. Lei ha visto ogni tipo di uomo. E io, dal suo punto di vista, sono solo uno dei tanti occhi comuni che di tanto in tanto la osservano. E chissà, se da lassù, lontana nello spazio e nel tempo, si accorgerà di me." 

lunedì 16 maggio 2016

Vuoto

"Ennesima notte insonne. Se avessi sempre scritto tutte le volte che sono rimasto sveglio la notte, ora ci sarebbero almeno tanti post quanti sono i giorni passati da che non mi ricordo. Un anno? Forse due. E' tutta colpa di sto fottuto cervello che non si spegne mai. Ci fosse un pulsante la mia vita sarebbe già un pelino più facile da vivere. Ecco, forse lo terrei sempre spento come il mio telefonino. Mah, chissà..
Mmh, a volte penso che la causa si rifa al fatto che parlo troppo. Parlo di vite vissute, di calcoli, di probabilità, di possibilità mie e degli altri.. Poi mi accorgo che accade tutto nella mia mente e realizzo quanto egoista sono a non condividerle con gli altri. L'istante dopo, però, mi rendo conto che solo io posso capirle. O meglio, solo io posso tenermi dietro con i discorsi e passare da un argomento ad un altro in maniera repentina. Quindi il mio ruolo si riduce ad un semplice e bravo ascoltatore per gli amici più stretti. Non lo dicono, ma da quanto mi parlano pare che sia proprio così. Sembra che ci prendano gusto a parlare a macchinetta, come fossero tutte donne bisognose di un diario umano. In realtà poche cose di quello che dicono m'interessano veramente, e se se ne parla, se ne parla raramente. Solo da ubriachi si riesce a parlare seriamente. Ehi, a proposito: un bicchierino di vino? Alle 04:11?! Torno subito! O meglio si CREDE di parlare seriamente. Dentro il cervello è tutto chiaro; fuori è tutto un balbettio, dondolio. Come se la lingua si ritirasse su sé stessa. Ti guardi intorno e pensi che nessuno abbia capito quello che hai detto. Bevi un sorso e tutti iniziano a ridere. Allora ti chiedi: come mai ridono? E così ridi anche tu perché tanto pensi di aver detto una cosa divertente. In effetti da ubriachi, più che si parla, si pensa seriamente. Da brilli forse si riesce già a esprimersi in qualcosa di comprensibile al linguaggio terrestre.
Ma la maggior parte delle cose che dicono, poi, è sempre la solita minestra.
Altre volte è silenzio e basta. Come se la stanza si svuotasse di tutte le cose e di tutte le persone, anche del suono e del tempo. Ci sono solo io, seduto su quella comoda sedia da professore. Un momento di pace, di riflessione.Vuoto mentale. Non c'è niente. Nemmeno nelle profondità della mia testa..
Poi s'interrompe tutto con una pacca sulla spalla: "Ehi! Qualcuno dall'esterno sta chiamando la tua attenzione!" come urlato sottovoce in fondo al tunnel. Ma in realtà è silenzio. Nessuno parla. Si parla solo quando il Super Io decide di parlare. Ed ecco la sensazione che tutte le cose intorno a me riprendono vita."

mercoledì 11 maggio 2016

Legami




Quando si è innamorati è inevitabile scambiarsi un pensierino. Succede a tutti. E' un evento certo come quello della morte, o delle bollette. Possono essere di vario tipo per le fantasie più disparate: un portachiavi a forma di cuore, una collana a forma di cuore, un cuscino a forma di cuore, un pupazzetto che abbraccia un cuore, una tazza, una foto, una maglietta, un adesivo, una scatola di cioccolatini, e chi ne ha più ne metta. Senza dimenticarsi il cuore ovviamente. Prima o poi, tutti ci passano: ognuno dà qualcosa a qualcuno. Il legame è così forte che si sente la necessità di simboleggiarlo. 
Io avevo uno di quei ciondoli a forma di cuore, quelli che se divisi diventano due. Effettivamente è sbagliato dire ''avevo'' visto che di fatto ne porto ancora la metà. Ma per il senso che doveva avere all'inizio, è giusto parlare al passato. Lo regalai tre anni fa alla ragazza che ritenevo fosse quella giusta: quella brava, quella simpatica, quella intelligente, quella gnocca, quella anche un po' scema. Tutte le mie sensazioni dicevano: ''Vai! Sì! Lei è perfetta!" ed ero così felice da non sentire più il mondo sotto i miei piedi . Poi Dio (quello che io chiamo caso) ha deciso di fare il monello, e ora mi trovo da solo a mantenere la promessa di portarlo con me sempre, finché tutte le fibre di cui è composto questo ciondolo non si spezzeranno. Un po' come interrompere un incantesimo che, ahimè, ho lanciato io stesso. E' da folli, ne sono convinto anch'io. Allo stesso modo, però, sono pervaso dall'idea che se si fa una promessa, bisogna mantenerla. Altrimenti si passa per persone superficiali e io lo sono stato già per abbastanza tempo. Al contrario lei potrebbe averlo già buttato via, o potrebbe custodirlo nel suo cassetto degli ex. Quel che è certo è che non lo porta più attorno il suo collo. In questi anni ho conosciuto persone che si erano accorte del ciondolo, e sovente mi chiedevano: "hai la morosa?". Beh, ora posso dire che trovo divertente essere stato costretto a rispondere in due maniere diverse, opposte oserei dire. Quello che prima doveva essere il sigillo che univa due metà in un unico ed un solo cuore, ora è diventato il simbolo di un cuore spezzato che non ha più la metà che lo completava. Ogni tanto do un'occhiata alle condizioni dei fili del ciondolo: alcuni sono andati, altri stanno per andarsene. E la circonferenza si fa sempre più larga e sottile. Anche il colore nero intenso, che sapeva di nuovo, ora è un nero pallido, sbiadito. E realizzo che il tempo logora qualsiasi cosa, fino a distruggerla. Anche il dolore si è sottomesso al tempo, visto che ora non provo più nulla per lei. Il passato è passato! E questa cosa mi dà un gran sollievo. 

sabato 7 maggio 2016

Scatole

Ho sempre avuto un rapporto particolarmente strano con la scuola, di amore e odio, di curiosità e disinteresse nei suoi confronti. Tutte quelle regole da rispettare, doveri a cui adempiere. Mi son sentito quasi sempre oppresso all'interno di quella scatola a tre fori su una parete per far entrare l'aria e la luce. Una volta, durante la lezione, quando fissavo lontano fuori dalla finestra con la mano che sorreggeva la mia testa, mi è capitato di pensare a quanto sarebbe stato bello andare a scuola quando si voleva. O fare i compiti quando girava di farli, scopiazzare durante le verifiche (anzi, queste potevano essere tranquillamente eliminate), fare lezione all'aperto. Oppure andare a lezione solo durante le materie più interessanti. Pensavo anche a quanto fosse psicologicamente pesante per me svegliarsi così presto per poi, alla fine, comunque, dormire sui banchi di scuola. Ritenevo la cosa davvero abbastanza irritante e inutile. Poi sentendo i compagni ragionare con il prof, allo stesso tempo mi chiedevo come facessero a starsene così svegli e attivi di mattina presto. Di come mai io non riesca a seguire nemmeno una frase della lezione. Allora ho realizzato che così la scuola non era compatibile con me, o meglio, che io non ero compatibile con la scuola. Il pensiero non mi sorprese più di tanto. Poi continuando a fissare fuori, trovai giovamento nell'osservare e nell'analizzare tutte le cose rappresentate all'interno di quella cornice: come ammirare un quadro. A quale formula matematica permetteva a quegli uccelli di starsene lassù. A tutte le leggi fisiche per il quale l'albero stava in piedi, alla flessione dei rami con una tirata di vento, alla velocità con cui le foglie lentamente cadevano a terra. Poi, un fulmine a ciel sereno attirò la mia attenzione. Mi resi conto che quegli uccelli lassù avevano qualcosa che a me mancava. E non erano le ali perché anche l'uomo è in grado di volare con ali sapientemente progettate. E nemmeno erano una vista acuta, dato che comunque all'epoca portavo gli occhiali. Avevano, invece, quel senso di libertà che io non avevo, poiché ero chiuso in una scatola. E la cosa mi rattristò molto al punto da approfondire il pensiero. Pensai che l'uomo, nel momento in cui inizia a porsi domande e prova emozioni, è destinato ad essere rinchiuso in una scatola, quale è l'organismo. Ognuno, dentro sé stessi, ed assecondati dalla parlantina dentro il cervello, prova in maniera autentica e pura tutti gli stati d'animo, senza le sfaccettature del Super Io (che può sconvolgere tutto in un istante e, a volte, far perdere anche delle opportunità). Solamente attraverso l'arte si possono manifestare emozioni autentiche. Un po' come per il cane che se ne sta tutto il giorno in casa ad annoiarsi, ma quando va a passeggio scodinzola allegramente (manifestando emozioni forti, autentiche). Ecco, analogamente a questo, per quanto possiamo andare a passeggio attraverso l'arte, passeremo gran parte del nostro tempo rinchiusi in una scatola. Ma tale pensiero non è da considerarsi negativo: una scatola può essere "vuota" (Super Io onnipresente, socialmente accettato da tutti), ma può anche essere ricca di cose. E chi sa, chi sente, chi prova, che sia scrivere, disegnare, dipingere, cantare, guidare, recitare, correre, scolpire, non importa per quale via, chi sa saprà tramutarle in arte. E un artista è libero perché sa trasformare gli stati d'animo in qualcosa di comprensibile agli altri. E la campanella della seconda ora tuonò.
Oggi però, a distanza di qualche anno da quel momento, scambierei volentieri la mia intelligenza per la libertà di quegli uccelli, cosicché potrei spiccare il volo e sentire la brezza dell'aria ed il calore del sole sulle mie ali, sul mio viso. La mia scatola diventerebbe il mondo intero al punto che non sentirei di essere rinchiuso. Volerei tutto il giorno e mi sentirei abbastanza libero senza preoccuparmi di essere un artista. Ma poi ripensandoci, non ci vuole molto a passare da predatore a preda. E perdere l'intelletto per due giorni di volo non sarebbe uno scambio molto equo. Perciò mi riprenderei la mia intelligenza, perché per quanto possa sentirmi tarpato le ali o sentirmi chiuso in una scatola, prima o poi, una soluzione si trova per andare a passeggio o per volare. Volare via dai problemi, dallo stress, dall'ansia,.dalle paure. Ma non prima di averle osservate, analizzate. Se no a che cazzo serve questa intelligenza. Anzi, la mia soluzione l'ho trovata: è scrivere.

venerdì 6 maggio 2016

Blog?

''Dio Santo tutti dormono... Non posso credere che un'abbuffata a cena di due panini con porchetta, uova strapazzate, coca-cola e due bicchieri di vino rosso da dodici e mezzo sulle due di notte non siano riusciti a farmi venire ALMENO un po' di sonno. E l'altra notte una starnutisce, tossisce e come se non bastasse doveva scoreggiare pure, ed ha incominciato proprio appena appena son riuscito ad entrare, ma che dico, ad intravedere il mondo dei sogni. Sacramenti che non ho tirato.. certo, sono il primo colpevole se il mio ritmo si è capovolto rispetto alla gente normale e mi tocca stare sveglio quando tutti dormono e dormire quando tutti sono svegli.. Ma io le sto provando tutte! Mmh, dannata sfiga non posso continuare così per tutta la vita. Stupida insonnia... Okay, ora cerchiamo di prendere sonno seriamente.. fai mente locale e riassumi brevemente la giornata.. questo è il piano.. bastano anche solo immagini.. non occorre che ti fai la moviola con le solite cazzatine di battutine e commentini del piffero che solo il tuo pubblico immaginario sa apprezzare.. Beh, è un pubblico intelligente almeno! Immaginario ma intelligente! Sì, ma immaginario idiota! Ora dà retta a me.. focalizza bene gli eventi più rilevanti.. lei, lei... dividi i momenti negativi da quelli positivi.. lei, lei, lei... fai un'analisi veloce..lei, lei solo lei, leiiii... Merda! Non posso! Non ce la faccio! Ma che cazzo di ora... Boia! Le 04:20! Dio solo sa che cosa ci vorrebbe in questo momento per farmi addormentare! 
Mmh, non ho proprio nulla da fare.. provare a studiare? Studiare dici? Mmh, non c'ho voglia.. allora scrivi qualcosa Scrivere..? Sì, potrebbe essere una buona idea. Ma prima di procedere proviamo ad addormentarci. Dai, solamente altri cinque minuti di pazienza.. un po' di riposo ci farebbe solo che bene.. 
Merda, non ci riesco! Un profondo respiro... Aaaaallorra prendiamo il telefono e cazzeggiamo su internet.. tattattaaaaa..
Scrivere hai detto eh.. mmh, dunque vediamo come ha fatto lei a crearselo.. potrebbe essere la dritta giusta.. gi i u elle i a e bla bla bla.. Non sembra complicato. Adesso lo faccio anch'io così pubblicherò la mia prima cazzata che solamente le mosche visiteranno. Ah, già nemmeno quelle! Ti presto il mio pubblico immaginario se vuoi!  Davvero simpatico.. ora pensiamo di cosa farcene di sto blog. Mmmh, qualcosa che prenda un po' tutto e che renda un po' l'idea di fondo. Cos'è che potrebbe prendere tutto e che rende l'idea di fondo? Scrivere alcune cose che metterai nel tuo racconto? Non essere stupido cazzo.. inventa aforismi! O se no potres... potrei intitolare la pagina Wallflower! D'accordo verrà confuso con il film ma c'è forse un'altra parola che riesca a descriverti nel complesso e pure così dettagliatamente? Cazzone, Bastardo, Stronzo, Cesso, Depresso, ce ne sarebbero molti altri.. fidati è la parola giusta.. copre ogni tua singola molecola, è nel tuo DNA! Associamolooooo...mmh.. al grillo parlante! Sì, è un'idea brillante! Penso che alla fine risulterà una specie di diario, una sorta di palestra.. basterà scrivere ogni tanto.. così fra un paio d'anni avrò dita così grosse che per finire il mio libro ci metterò una sola notte!
Bene, il mio compito è terminato! Oh, ma c'è un divano e una coperta lì.. Mi ci butto..