“Cacchio! Sono stanco morto, ho
cambiato le lenzuola, mi sono fatto una doccia calda, ho bevuto una
camomilla, la balena non c'è.. aah caro letto! Ora cerchiamo di
prendere sonno...
Okay, ho qualcosa che davvero non va.
Ero convinto di prendere sonno e invece mi sembra di essermi appena
svegliato. E con questo siamo a due notti di fila senza riuscire a
chiudere occhio. Mmh, ieri notte non avevo niente di che, eppure non
mi sono addormentato lo stesso. Normale! Stamattina
è venuto a prendermi Dacius e siamo andati nel suo ufficio a Spinea
per studiare. Perdendo, fra l'altro, un quarto d'ora a
parlare di aneddoti passati di avventure extrascolastiche di altri
tempi di altri posti ad ogni esercizio “difficile”. Shh,
dettagli! A pranzo, mi ha portato in un ristorante volutamente
antico.. si può dire 'volutamente'?
.. dove mi sono riempito la panza al punto che mi sentivo incinta.
Sai come ci si sente incinta?
Poi siamo ritornati in ufficio ed abbiamo ripreso a studiare passando
da estimo a matematica, che dall'espressione che assumeva il suo
volto ho capito che non gradiva molto fare gli esercizi. Si
avevamo intuito che presto avrebbe gettato la spugna e infatti
annoiato decide che era troppo e
che era arrivata l'ora di andare. Però oggi si è sforzato più di
altri giorni, anche se potevamo fare molto di più. Quindi sulle
17.00 sloggiamo e sulla via del ritorno gli ho proposto che se la
stazione non era tanto lontana, avrei preso volentieri il treno. Così
avrebbe risparmiato fatica e sopratutto carburante.
Arrivati
in stazione, con la sua impareggiabile bontà, non mi ha fatto
neanche fare in tempo ad obbiettare che già aveva pagato il
biglietto del treno. Nell'attesa ha deciso farsi tagliare i capelli
da quei soliti parrucchietti africani impilati nelle solite viette
dietro le stazioni, e io ho deciso di accompagnarlo. Mi sentivo in
dovere di farlo, così per tenergli compagnia. Ma quando siamo
arrivati c'era un fottio di gente e l'attesa è stata lunga. Alla
fine, però, ne è uscito con un look giovanile e sopratutto molto
contento: stava iniziando a detestare quei capelli bianchi.
Lo
saluto e lo ringrazio al binario otto e tra la folla, attraverso i
finestrini del treno, si dilegua. Aveva suggerito qualcosa come:
''sali di sopra è meglio!”. Voleva forse intendere che di sotto
non avrei trovato posti a sedere e che sarebbe meglio salire di
sopra? ''Saliamo su!” ho pensato. Una volta su, ho deciso di
sedermi subito dopo le scale, così non avrei fatto la coda per
scendere. Davanti a me c'è solo una ragazza al telefono, seduta dal
lato più 'esterno'. Io mi sono seduto di fronte a lei, ma vicino al
finestrino. Adoro perdere i miei pensieri oltre l'orizzonte, gli
unici istanti in cui nemmeno il grillo parlante ha qualcosa da dire.
Ehi!! Poco dopo si
aggiunge un tipo dall'aria molto universitaria. Si siede davanti a me
pensando forse, che posto di fronte ad una questione di vita o di
morte, avrebbe preferito mille volte di più sedersi accanto a quella
fighetta piuttosto che accanto ad un cinesino. O magari si
sarebbe trovato in imbarazzo di fronte a lei ed ha preferito starle
accanto evitando così i suoi sguardi che l'avrebbero fatto sudare
allagando il vagone. Effettivamente
non era il fascino fatta persona, ma chissà. Poco dopo arriva una
tipa dai capelli rossi, un po' più grande di noi tre sicuramente. Si
siede vicino a me per forza di cose. E così siamo full. Non passano
troppi secondi prima di accorgermi di essere l'unico a non 'giocare'
con il telefonino. Deluso dalla piega che sta prendendo il mondo,
torno ad ammirare il paesaggio fuori. Ed a sprazzi di momenti,
appoggiato al vetro, mi addormento.
Sapevo
che dalla stazione di Padova mi sarebbe toccato fare una ventina di
minuti di camminata. ”Ma che diavolo! Pensiamoci dopo!” ho
pensato. Nel frattempo qualcosa ha iniziato a ruggire. Qualcosa si
muove dentro la mia pancia. “Che cazzo è?! Sono ancora pieno..
strapieno.. forse liberare un po' di flatulenza.. ma se lo facessi
davanti a queste persone mi verrebbe da ridere e di conseguenza mi
scoprirebbero.. respira e trattieni.. Oh merda pare che lo stomaco
stia facendo rumore adesso.. no no, sta facendo rumore! Quanto manca
a casa?”. Nel frattempo fuori dal finestrino i paletti “corrono
veloci, un po' come fanno il presente e il passato. Un attimo fa era
presente adesso è passato. Prima era presente ora è passato.
Presente e passato, presente e passato, presente e passato, present e
passato, prese e passat, pres e pass pre pass prepass prpss
prpsprpsprps quanto manca?”
Evitato
l'oceano di gente all'uscita dal treno, mi sono diretto a passo
veloce verso casa. Nonostante il caldo e la pancia gonfia da farmi
camminare gobbo, proseguo spedito.
Il mio
cane come al solito mi ha fatto le feste ed io le ho fatte a lui.
Dopo le coccole e gli strusciamenti guancia guancia mi sono messo
sotto la doccia. Acqua calda e via. Il prossimo passo?
Cambiare
le lenzuola e via. Non me ne sono accorto sul momento ma
inconsciamente stavo cercando a tutti i costi di prendere sonno per
stanotte visto che domani c'è la prima prova. Quindi ho pensato:
“perché non continuare a stancarci? Durante il secondo tempo di
Croazia-Spagna, camomilla e via. Due? Naah, una basterà. Tanto sono
già stanchissimo. Dopo la giornata di oggi vuoi che non riesca a
prendere sonno? Anzi, forse dovrei preoccuparmi dato che se prendo
sonno troppo tardi rischio di svegliarmi alle tre del pomeriggio. E
così sia: dopo la partita a nanna.” Tornato dal passeggio
quotidiano con il mio amico zampetta, come previsto durante il
secondo tempo mi bevo la camomilla. “Mmh, cazzo rigore per gli
iberici. E' ingiusto, speriamo la sbagli. Non possono vincere così.
Allora doveva fischiare anche il mancato rigore di poco fa per i
croati. No no, io adoro la Spagna ma non se la meritano. Spero
proprio che la sbagli. Sono uno a uno dai, ci sta che se la giochino
senza il fischietto arbitrino. Deve sbagliare. E la sbagliaaa! Bene,
ora giocatevela in campo.
Due a
uno per i croati. Bravi davvero. E ora a ninna o nanna. Nanna ninna
ninna nanna. Salutiamo i miei e poi buttiamoci proprio a pesce sul
letto, che domani sarà un'altra lunga giornata. Ah che bello il
letto mio. E' proprio comodo. Ora dormo finalmente.”
Luce
accesa.
“E'
tornata quella stronza di mia sorella. Vuoi vedere che la tiene
accesa? Ora vediamo per quanto. Dunque.. mezzanotte e cinque.. si
sbatti le cose brava, senza rispetto beene; apri l'armadio scorrevole
okay, e fallo sbattere finché non attraversa il muro ottimo; nel
frattempo cambiati e mettici dieci minuti mi raccomando; e perché
no, vai in bagno e restaci anche! E intanto la luce rimane accesa,
benissimo; ma poi dopo aver pisciato e fatto qualche rumore di
proposito torna in camera per poi ritornare in bagno, proprio così
bravissima; poi ovviamente non ti basta cercare qualcosa che non stai
cercando, perciò, perfetto, fai scorrere n'altra volta l'armadio già
che ci sei; ah giusto, il tuo letto sotto il mio, è così sporco che
devi sbatterci sopra per pulire, che casalinga; poi, perché no, vai
anche in salotto dalla madre a chiedere qualcosa tanto per chiedere,
e intanto la luce è ancora accesa magnifico; ma poi ritorna pure con
tutta la calma e portaci pure la mamma dietro e perlate pure a gran
voce come se nessuno stesse cercando di dormire perché domani
mattina ha un esame.
Mi
rendo conto che reagire a questi piccoli e stupidi dispetti, dettati
forse dall'inconscio se proprio vogliamo difenderti, con urla e
vaffanculo a destra, e vai a cagare a manca, potrebbero solamente
alimentare la tua vendetta infame perché tu sei stata rimandata e io
sono in esame e farò l'università. O sorella cresci.”
Dopo
venticinque minuti l'oscurità torna a regnare nella stanza. “Ora
posso addormentarmi, huh?”
Ed
ecco passi pesanti proveniente dal corridoio. La luce viene accesa di
nuovo per una futile domanda di mio padre a mia sorella: “dormi là
stanotte?”. Di fatti lei ha deciso di dormire sul letto della
balena. “Bene, ma nessuno si è accorto in questa casa che Qualcuno
domani deve sostenere una prova da sei ore e che vorrebbe arrivarci
fresco e lucido?! Cristo Iddio!”
Luci
di nuovo spente.
Musica.
“E
questo che cazzo è? Ma porca putt.. hmm è inutile incazzarsi.
Dai,
voi stronzi là fuori! Alzate il volume forza! Fate festa, urlate,
ridete tanto è quasi l'una e nessuno dorme a quest'ora!
Notte
prima degli esami? Bella merda. Alla fine solo le 3.30 di notte, di
là russano, fuori c'è silenzio e io sono l'unico che parla
attraverso i tasti di questo stupido computer”.
giovedì 23 giugno 2016
domenica 12 giugno 2016
Sabato sera
“Ed eccomi qua, solo il sabato sera a
bere vino rosso e a fumare sigarette da giro nella completa oscurità
della notte. Accendo la sigaretta approfittando del rumore del motore
di un'auto in accensione: così i vecchi non sentono l'attrito
dentato dell'accendino. Accavallo le gambe per stare più comodo ed
ingobbo naturalmente la schiena, che per via del peso della capoccia
e della gravità tende verso il basso; mentre con una mano tengo fra
le dita la sigaretta e con l'altra il buon bicchiere di alcol, che
quasi trabocca dallo stesso. “Beviamone un po'” ho pensato. E
ora?
Gli occhi quasi mi si chiudono da
quanto ho bevuto, però non ho ancora sonno. Come sempre a quest'ora.
C'è ancora spazio per pensare a qualcosa. E così, in una posizione
innaturale per il mio povero corpo, fisso un punto di fronte a me,
fra il pavimento e la dispensa. Se qualcuno di casa mi vedesse ora si
chiederebbe cosa stia facendo sveglio alle tre e mezza di notte in cucina e si risponderebbe inconsciamente
all'istante che effettivamente non sto facendo nulla (a parte bere e fumare) e poi
arriverebbero i 'perché' incazzati. Non capirebbe e sbaglierebbe alla grande.
In realtà in quel nulla, tra il pavimento e la dispensa, scorrono
nella mia mente immagini di situazioni completamente sfortunate: ogni
cosa che faccio, la sfortuna, o il caso che non è assolutamente
dalla mia parte, è subito pronto a cambiare le sorti. Anche se le
probabilità tendono totalmente all'opposto. “Per Dio!”. Come per
altri istinti, in situazioni analoghe, mi sarebbe venuto da chiedermi
perché senza arrivare ad una risposta. E mi sarei disperato. Ma
adesso non più, le cose succedono e basta. Perciò non avrebbe senso
abbattersi o incazzarsi: sarebbe solo tutto stress gratuito. A volte
però è difficile non sclerare, specie se tutto quanto va in merda.
Anche le più semplici cose. Anche se pensandoci meglio, alla fine è
comunque inutile. Ma qual è il mio ruolo? Chi sono veramente io?
Qual è il mio talento? La parte migliore di me, qual è? Forse sono
destinato a vagare in queste terre a porre interrogativi senza
riuscire a dare risposte. Poi ho pensato che forse è solo questo
periodo, che è comune in questa era, che ancora il mio momento deve arrivare: quell'ascesa nel
mondo che mi permetterebbe di non sentirmi più solo in questa vita.
Eh già, tra non molto si aprirà una porta gigantesca che potrebbe
portare ad una realtà del tutto nuova, inesplorata, sconosciuta. La
cosa un po' la temo, forse perché non gradisco molto i cambiamenti.
Ma se vogliamo dare un taglio netto a queste situazioni, devo
crearmela la mia fortuna, o sfruttare con astuzia il caso a mio vantaggio.
Forse sbaglio a pensare che sarebbe stato meglio se fossi deceduto in
quel letto d'ospedale molto tempo fa. Forse c'è un motivo se sono
sopravvissuto. Ma se parlassi così, risulterebbe un pensiero
infantile e contraddittorio dato che continuo a ribadire che tutto
succede a caso. Forse, in effetti, il senso di quella volta lo devo
dare io oggi e domani. Che effettivamente, in ultima analisi, tutto è caso. Molte
persone soffrono la solitudine. Io ho imparato ad apprezzarla con il
tempo, e sinceramente anche con l'alcol. Adesso c'è della gente che
ride divertita fuori da quella finestra, come se non avessero
pensieri che tendono a renderli tristi. Una volta li invidiavo, e
avrei provato timore ad usare questo termine. Perché avrei capito
che non avrei mai ottenuto quella spensierata felicità, quella vita
che dà significato alla parola vita, al di là della mia finestra.
Adesso no, le cose son cambiate. Vedo le cose con occhi nuovi e
capisco che forse, in realtà, hanno più problemi di me e che li
nascondono ridendo. La cosa mi dà conforto, perché lo faccio spesso
anch'io cazzo! Con l'unica differenza che io mi son sempre sentito solo anche in compagnia. Forse dipende tutto dal carattere, o forse è
così e basta. Certa gente, beve per dimenticare. Il mio bere
è diventato uno strumento per stimolare più intensamente i pensieri
(non che fumare sia da meno) però è molto più accessibile, e
dannoso per il mio fegato. A pensarci forse sarebbe meglio andare al computer e scrivere
questi pensieri. Chissà che domani li legga e mi faccia una risata,
così per trovarmi un po' simpatico. Prima però, questo bicchiere va
riempito”
giovedì 9 giugno 2016
Io e Me
"07:49, parole, gente, birre, cibo,
correre, telefono, errori, testa, occhi, frasi, amici, casa,
macchina, scrivere, conflitti, orologio, sigaretta,
E' tutto molto confuso vero? E' l'effetto del tuo amico alcol, lo sai bene.
Cos'è successo?
Dunque, vediamo.. E' iniziato tutto
per caso, in una frazione di secondo e tu volevi soltanto che sapesse
che effetto ha avuto su di te. Conoscevi bene la situazione e volevi
lasciarle un messaggio buttato là, punto e basta. Ma poi le cose
sono andate diversamente. Da un errore non tuo, le cose sono
peggiorate. Hai perso il controllo, la ragione, la lucidità. Sei
stato avvelenato, ti sei lasciato avvelenare. Eppure avevi tutto lo
slancio per evitare tutto questo. Sei un masochista.
E' tutto molto confuso vero? E' l'effetto del tuo amico alcol, lo sai bene.
Cos'è successo?
Si ma come è possibile? Io ho osservato e tutto, ogni cosa, sembrava andare a mio favore. Per una volta le cose avevano un senso ed era tutto così chiaro..
Ascolta, io per te adesso rappresento la ragione. L'unica autorità razionale che in questo momento devi tenere assolutamente in considerazione e prestare ascolto. Perché tu sei perso, mentalmente intendo. L'unica cosa certa è che fuori piove. Mentre dentro la tua testolina malata c'è un oceano di cose in eterna tempesta. Connessioni elettriche neuronali senza fondamento. Non è solo di questo periodo, credo che tu sia sempre stato così: un muro di fiori. Ma ora basta: bisogna fare chiarezza.
Fermo un attimo. Io non credo di aver sbagliato proprio in niente, perché è questo che mi stai dicendo no?. E' assolutamente normale provare cose positive in questa vita. Ho avuto una visione del mondo magnifica. Avevo assolutamente il controllo della situazione e più osservavo più avevo conferme. Le teorie tendevano sempre più ad avere certezze, poco alla volta, ogni giorno. Non è colpa mia se questo modo di vedere le cose non è compresa da nessuno al di fuori del mio cranio.
Ed è proprio qui che ti sbagli. Solo il fatto di non renderti conto che sei chiuso dentro il tuo cranio fa sì che ti trovi pienamente oltre il già sottile confine fra la razionalità e la pazzia. Tra realtà e sogno. Non sto dicendo che quello che pensi sia brutto. Anzi, è davvero ammirevole come funzioni la tua testa. Se la realtà assecondasse i tuoi pensieri sarebbe tutto magnifico. Ma ti voglio fare una domanda: che mondo è un mondo tutto magnifico? Tu dirai: un paradiso! E non sbaglieresti affatto. Però devi comprendere che a volte, spesso, quasi sempre nel tuo modo di vedere le cose, il magnifico si mescola facilmente con la fantasia. Un po' come il rosso con il giallo, o il verde con il blu: ti danno bei colori è chiaro, ma non sono la realtà. Non è paradiso. C'è da capire che la realtà è anche marrone merda. E tu devi essere abbastanza sveglio da trovare un equilibrio nelle cose e non lasciarti prendere dalle emozioni. E se devo dirtela tutta, eri anche messo bene. Avevi equilibrio sì. Ma hai snobbato tutto e ora zoppichi.
E se le cose fossero andate come volevo come parleresti adesso?
Ma le cose non sono andate come volevi. Non hai calcolato la possibilità che stesse soltanto assecondando i tuoi pensieri facendo leva su quello che provi per smascherarti? Ci hai pensato ma hai scartato questa idea abbastanza in fretta. Il tuo cervello era proiettato verso una direzione mentre la realtà era curvata verso un'altra. La sensazione era che stessi andando dritto, ed è stato bello Dio Santo, ma in realtà venivi deviato lontano.
D'accordo, ma questo non è errare. Se io stavo andando dritto ma lo spazio era curvo ed io di conseguenza venivo deviato è stupido non pensare che ciò avveniva per cause di forza maggiore, per cause che vanno al di là del controllo. Forse non mi stai seguendo. Io, paradossalmente, ti sto dicendo che pur avendo avuto la razionalità nell'irrazionale, e sai bene che lavoro logico e sensato c'è stato dietro, il fattore caso non può essere controllato. Ci ho provato e non è andata: pazienza! Dentro questo cranio non sono malato o se lo sono, è una sana malattia, e credo di comprendere anche te, o mia Coscienza, in questo insieme. Per quanto tu possa affermare il contrario, io avrò sempre questa visione nelle cose. C'è del bello in questa mia realtà, e poco m'importa se non è compresa. Anzi, è bello sapere di essere l'unico in grado di pensare a certe cose, di fare certe cose. Di sentire la brezza della vita sul viso prima di spegnersi. Di rendere reale ciò che poco prima era solo pensiero di velluto. E' un privilegio ed è questa la nostra vittoria: sapere di essere in grado di dare colore in un mondo così grigio, di tirare fuori gli attributi e non tirarsi mai indietro. Forse è il mondo ad essere malato e noi da futuro psicologo non possiamo fare altro che cercare di guarirlo. Ma prima di aiutare il mondo, sono d'accordo con te, che dentro questa testa bacata vanno chiarite cose ancora all'oscuro alla coscienza. Ci siamo molto vicini, ed abbiamo dalla nostra, la fortuna di possedere l'autoanalisi: strumento base per capire noi e il mondo. O il nostro mondo? La verità è che bisogna essere anche un po' folli per vivere in questa realtà pervasa dalla normalità"
domenica 5 giugno 2016
Ali
Eccolo lì. Il più grande di tutti. Me
lo sto immaginando scortato da guardie di sicurezza che entra con la
sua veste bianca circondato da allenatori e giornalisti, mentre
saltella con fare strafottente. Si poteva dargli del bastardo, ma
solo perché aveva un carattere forte. Per gli avversari, forse, era
anche stronzo. Per la folla invece era tutt'altro. La folla lo
acclamava, urlava il suo nome in coro che sembrava diventare più
grande della sua stessa fama. Ma sopratutto, la folla lo amava perché
aveva saputo stupire ed incantare il mondo con le sue abilità: pura
applicazione pensiero-corpo.
Lui era Ali.
Lui era Ali.
30 Ottobre 1974. Kinshasa, Congo. Fa un
caldo tropicale e la massa di gente contribuisce ad aumentare il
calore percepito. E' l'incontro più atteso di tutti i tempi,
denominato: “The rumble in the jungle”.
Ali è tornato da poco nel mondo della boxe, dopo tre anni di forzata inattività. Vuole dimostrare che è ancora lui il numero uno. Torna per il titolo che gli apparteneva e lo rivuole a tutti i costi. Sembra ritrovato: fisico atletico e definito, sul metro e novantadue per un duecentosedici libbre niente male. Ma davanti, c'è un muro colossale di un metro e novantadue anch'esso, per duecentoventi libbre di massa muscolare di nome George Foreman, fresco dei sui venticinque anni contro i trentadue di Ali, sulla via del tramonto per il parere di qualcuno. Durante l'assenza del più grande di tutti, Big George, nel frattempo, aveva fatto strada spianata verso il titolo, battendo ogni avversario in non più di quattro round. Gli stessi avversari di Muhammad, quali Frazier, Norton, Roman ( i più noti mastini da combattimento), furono demoliti sia fisicamente che psicologicamente, dalle martellate del neo campione. Questo, Muhammad lo sa benissimo. Per questo nel ring gli lancia insulti, gli urla addosso, lo prende in giro a squarciagola per intimorirlo e distrarlo. George, impassibile, si limita a fissarlo in silenzio. Ha la classica faccia del grosso e cattivo, quello rissaiolo. Non dice niente. Farà parlare presto i suoi guantoni, in modo che Ali li senta e chiuda il becco.
I primi round sono all'insegna dell'incasso: Foreman che le dà ad Ali alle corde. E sono pugni pesanti al volto, allo stomaco, ai fianchi. Ma Ali regge, si chiude a riccio per attutire quei colpi devastanti. E perché no, trova anche il tempo per sfotterlo. Sembra spacciato perché è costantemente alle corde, pressato dalla mole schiacciante di Big George. La gente non capisce perché Ali combatte passivamente e continua a prenderle. Forse è tutto premeditato. Ma poi, a sorpresa, a neanche metà match, il bozzolo si schiude ed accende l'entusiasmo dell'intero stadio come una fiamma luminosa della vittoria nell'ombra di una sconfitta che fino a pochi istanti prima sembrava certa. E quel che ne esce è una creatura danzante come una farfalla e pungente come un ape: Ali inizia a danzare sulle ali dei piedi e la folla a cantare a gran voce: “Ali bomaye! Ali bomaye!”. Muove le gambe, gira attorno all'avversario che sembra avere adesso perso lucidità, velocità e potenza. Evita i suoi pugni. Sì, li evita proprio tutti. Ali, su quel ring, inizia a vedere tutto dell'avversario: la guardia semi aperta, le gambe affaticate, l'espressione di stanchezza e spossatezza nel suo volto, il sudore che gli gronda dal viso, i pugni che fa partire. Ali sa benissimo che da parte sua ha l'atleticità, che in pochi nel settore dei pesi massimi posseggono. E ha deciso di sfruttarlo al momento opportuno, con intelligenza, con astuzia, stancando prima Foreman. E così, a venti secondi dalla fine dell'ottavo round, riesce ad uscire dalla morsa di Big George, e come in un contropiede, riesce a sferrargli diversi pugni al volto, fino a stenderlo per sfinimento.
Anche se ho visto questo incontro solamente in un video, mi sembra di sentirne l'atmosfera, i colori, gli odori e le sensazioni di trovarsi veramente in quello stadio in quell'epoca, che solamente per la fortuna della gente che l'ha vissuto, riecheggiano nella memoria come sensazioni che accarezzano il cuore. Si prova onore e nostalgia allo stesso tempo per essere stati presenti; ed invidia, per quelli che non sono riusciti a far parte di quell'evento unico che non tornerà mai più indietro e mai si ripeterà. L'unica consolazione, forse, è quello di aver visto ogni video delle sue imprese nei suoi più celebri incontri. No, forse la vera consolazione è quello di essergli stato contemporaneo, seppur per poco, e sentire a pelle la grandezza che ha raggiunto e che nessuno raggiungerà mai; e poter dire con orgoglio un domani: 'io c'ero quando Ali era ancora vivo!'.
Ali è tornato da poco nel mondo della boxe, dopo tre anni di forzata inattività. Vuole dimostrare che è ancora lui il numero uno. Torna per il titolo che gli apparteneva e lo rivuole a tutti i costi. Sembra ritrovato: fisico atletico e definito, sul metro e novantadue per un duecentosedici libbre niente male. Ma davanti, c'è un muro colossale di un metro e novantadue anch'esso, per duecentoventi libbre di massa muscolare di nome George Foreman, fresco dei sui venticinque anni contro i trentadue di Ali, sulla via del tramonto per il parere di qualcuno. Durante l'assenza del più grande di tutti, Big George, nel frattempo, aveva fatto strada spianata verso il titolo, battendo ogni avversario in non più di quattro round. Gli stessi avversari di Muhammad, quali Frazier, Norton, Roman ( i più noti mastini da combattimento), furono demoliti sia fisicamente che psicologicamente, dalle martellate del neo campione. Questo, Muhammad lo sa benissimo. Per questo nel ring gli lancia insulti, gli urla addosso, lo prende in giro a squarciagola per intimorirlo e distrarlo. George, impassibile, si limita a fissarlo in silenzio. Ha la classica faccia del grosso e cattivo, quello rissaiolo. Non dice niente. Farà parlare presto i suoi guantoni, in modo che Ali li senta e chiuda il becco.
I primi round sono all'insegna dell'incasso: Foreman che le dà ad Ali alle corde. E sono pugni pesanti al volto, allo stomaco, ai fianchi. Ma Ali regge, si chiude a riccio per attutire quei colpi devastanti. E perché no, trova anche il tempo per sfotterlo. Sembra spacciato perché è costantemente alle corde, pressato dalla mole schiacciante di Big George. La gente non capisce perché Ali combatte passivamente e continua a prenderle. Forse è tutto premeditato. Ma poi, a sorpresa, a neanche metà match, il bozzolo si schiude ed accende l'entusiasmo dell'intero stadio come una fiamma luminosa della vittoria nell'ombra di una sconfitta che fino a pochi istanti prima sembrava certa. E quel che ne esce è una creatura danzante come una farfalla e pungente come un ape: Ali inizia a danzare sulle ali dei piedi e la folla a cantare a gran voce: “Ali bomaye! Ali bomaye!”. Muove le gambe, gira attorno all'avversario che sembra avere adesso perso lucidità, velocità e potenza. Evita i suoi pugni. Sì, li evita proprio tutti. Ali, su quel ring, inizia a vedere tutto dell'avversario: la guardia semi aperta, le gambe affaticate, l'espressione di stanchezza e spossatezza nel suo volto, il sudore che gli gronda dal viso, i pugni che fa partire. Ali sa benissimo che da parte sua ha l'atleticità, che in pochi nel settore dei pesi massimi posseggono. E ha deciso di sfruttarlo al momento opportuno, con intelligenza, con astuzia, stancando prima Foreman. E così, a venti secondi dalla fine dell'ottavo round, riesce ad uscire dalla morsa di Big George, e come in un contropiede, riesce a sferrargli diversi pugni al volto, fino a stenderlo per sfinimento.
Anche se ho visto questo incontro solamente in un video, mi sembra di sentirne l'atmosfera, i colori, gli odori e le sensazioni di trovarsi veramente in quello stadio in quell'epoca, che solamente per la fortuna della gente che l'ha vissuto, riecheggiano nella memoria come sensazioni che accarezzano il cuore. Si prova onore e nostalgia allo stesso tempo per essere stati presenti; ed invidia, per quelli che non sono riusciti a far parte di quell'evento unico che non tornerà mai più indietro e mai si ripeterà. L'unica consolazione, forse, è quello di aver visto ogni video delle sue imprese nei suoi più celebri incontri. No, forse la vera consolazione è quello di essergli stato contemporaneo, seppur per poco, e sentire a pelle la grandezza che ha raggiunto e che nessuno raggiungerà mai; e poter dire con orgoglio un domani: 'io c'ero quando Ali era ancora vivo!'.
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